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INTERVENTO DELL'AVV. MCHELE MOCERI IN CONSIGLIO COMUNALE
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domenica 17 novembre 2013

Nuovo CENTRODESTRA o Vecchia DEMOCRAZIA CRISTIANA?

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LE SCISSIONI DEL PDL E DI SCELTA CIVICA SEMBRANO NASCONDERE UN PROGETTO CHIARO, MA RISCHIOSO

La questione è: moriremo democristiani o moriranno da democristiani? Chi? Ma Angelino Alfano, Renato Schifani e Maurizio Lupi, naturalmente. E poi: Nunzia De Girolamo, Roberto Formigoni, Carlo Giovanardi. E ancora: Dorina Bianchi, Raffaele Calabrò, Eugenia Roccella, fino a tutti gli altri.

È chiaro come il sole: nel “Nuovo centrodestra” soltanto in pochi non esibiscono trascorsi diccì. Tra i più noti, il background laico e liberale ce l’hanno soltanto Gaetano Quagliariello, Beatrice Lorenzin e Fabrizio Cicchitto. Tutti e tre, però, sono moderati in senso stretto. E pure rivolti alle istanze cattoliche. Quagliariello, per esempio, al dibattito sull’interruzione della nutrizione assistita a Eluana Englaro, urlò forte la sua opinione, la seguente: «Eluana non è morta, è stata ammazzata».

Democristiani sono pure quelli di Scelta civica. Contestualmente alla scissione di Alfano, la Scelta s’è sciolta, pure malamente, attraverso un metodo antico come la democrazia: gli insulti e l’accusa di aver truccato le regole dell’assemblea nazionale.
Un pretesto, era già tutto scritto e programmato.

La componente che fa capo al ministro della Difesa Mario Mauro e all’ex coordinatore Andrea Oliviero ha deciso di uscire dal movimento di Mario Monti per creare un “cantiere” con l’Udc, il partito di Pier Ferdinando Casini e Lorenzo Cesa. Un percorso convergente e parallelo, democristiano per contratto di vita, con la Curia nei panni dell’azionista di maggioranza e l’elettore moderato e cattolico come core business.

Ma la coincidenza delle due scissioni (di Alfano e Mauro) non è casuale. Anche il Nuovo centrodestra è della partita, in maniera piena e conclamata. Al netto di tutti gli altri, il vero architetto della rifondazione diccì è il ministro Lupi, che ha qualche capacità riconosciuta e possiede il volto meno usurato tra i democristiani di ritorno.

Il progetto può sembrare affascinante ma è ricco di pericoli.

Anzitutto, nella storia italiana degli ultimi quindici anni, tutti i progetti di ricostruzione della Dc sono miseramente falliti. Basta guardare la lista dei risultati alle Politiche per intendere che quest’area elettorale, quando è andata alla grande, ha convinto al massimo il 12 per cento degli italiani.
Secondo: per realizzarsi, la suggestione ha bisogno di tempo. Alfano scommette sulla durata del governo Letta fino al 2015, e anche oltre. Ma non è scontato, anzi. Alcuni scissionisti, soprattutto al Senato, potrebbero sempre cambiare idea, tornare in Forza Italia e far pendere la bilancia dei numeri parlamentari in favore di Silvio Berlusconi. Soprattutto, c’è l’incognita-Pd. L’8 dicembre Matteo Renzi ne assumerà la guida al congresso: a quel punto, che fine faranno le larghe intese, peraltro diventate medie?
Terzo: i neo-diccì puntano ad acchiappare i voti di Silvio Berlusconi. Ma l’idea che siano in libera uscita si ripresenta, puntualmente smentita, a ogni elezione. Anche all’ultima Monti era convinto di “asfaltare” il Cavaliere, si è visto com’è finita.
Quarto: nel progetto dei neodiccì, stavolta potrebbe essere diverso. Berlusconi dovrebbe decadere e venire limitato nella sua agibilità politica, fatti per i quali perderebbe automaticamente consenso nel Paese. Ma non v’è certezza alcuna che la cosa si manifesti. Né che, a quel punto, i “suoi” voti vadano alla nuova Democrazia cristiana (pardon: Nuovo centrodestra). Anche perché, al momento, dal punto di vista dell’elettore berlusconiano, gli scissionisti hanno fatto un “patto con i diavoli”, cioè con Enrico Letta e Giorgio Napolitano.
Quinto: quand’anche l’elettorato si stufasse di Berlusconi, il Cavaliere, tutt’altro che ingenuo, potrebbe proporre una strategia d’urto, a cominciare da un nuovo leader capace di raccogliere la sua eredità politica e di voti. Fino a soffocare le legittime ambizioni di Alfano, Lupi e compagnia.

Come finirà? Chissà. Ai posteri l’ardua sentenza.

PANORAMA.IT

mercoledì 27 febbraio 2013

Politiche 2013 - Eletti alla Camera, al Senato ed all'Estero


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GLI ELETTI ALLA CAMERA COMPRESO ESTERO

ABRUZZO
Pd (6): Giovanni Legnini, Antonio Castricone, Tommaso Ginoble, Maria Amato, Itzhak Yoram Gutgeld, Vittoria D'Incecco.
Sel (1): Nichi Vendola (se opterà per la presidenza della giunta regionale della Puglia o per un'altra circoscrizione, gli subentra Gianni Melilla).
Pdl (3): Filippo Piccone, Paolo Tancredi, Fabrizio Di Stefano; Lista Monti (1) Giulio Sottanelli.
Movimento Cinque Stelle (3): Gianluca Vacca, Andrea Colletti, Daniele Del Grosso.

BASILICATA
Pd (3): Roberto Speranza, Vincenzo Folino, Maria Antezza.
Sel (1) :Nichi Vendola (se Vendola opterà per un'altra circoscrizione gli subentrerà Antonio Placido).
Pdl (1):Cosimo Latronico.
Movimento Cinque Stelle (1): Mirella Liuzzi.

CALABRIA
Pd (9): Rosy Bindi, Alfredo D'Attorre, Enza Bruno Bossio, Nico Stumpo, Demetrio Battaglia, Diamante Ernesto Magorno, Brunello Censore, Nicodemo Oliverio, Stefania Covello.
Sel (1): Nichi Vendola (Sel). Primo dei non eletti Ferdinando Aiello
Centro democratico (1): Franco Bruno.
Pdl (4): Jole Santelli, Dorina Bianchi, Rosanna Scopelliti, Pino Galati.
Udc (1): Lorenzo Cesa. Primo dei non eletti Roberto Occhiuto.
M5S (4): Dalila Nesci, Sebastiano Barbanti, Federica Dieni, Paolo Parentela.

CAMPANIA 1
Pdl (7): Gianfranco Rotondi, Luigi Cesaro, Raffaele Calabrò, Gioacchino Alfano, Giuseppina Castiello, Antonio Marotta, Paolo Russo. Primi dei non eletti: Amedeo Laboccetta, Giuseppe Calderisi, Marcello Di Caterina
Fratelli d'Italia (1): Giorgia Meloni. Primi dei non eletti: Marcello Taglialatela, Massimo de Angelis, Luca Scancariello
Pd (14): Guglielmo Epifani, Roberta Agostini, Assunta Tartaglione, Valeria Valente, Salvatore Piccolo, Marco Di Lello, Michela Rostan, Luisa Bossa, Leonardo Impegno, Guglielmo Vaccaro, Giovanna Palma, Massimo Paolucci, Massimiliano Manfredi, Giorgio Piccolo. Primi dei non eletti: Anna Maria Carloni, Alfredo Mazzei, Regina Milo
Sel (2) : Gennaro Migliore, Arturo Scotto. Primi dei non eletti: Antonella Cammardella, Salvatore Iacomino, Antonio Scala
Centro Democratico (1): Nello Formisano. Primi dei non eletti: Pino Bicchielli, Vincenzo Iovine, Antonio Gagliardi
M5S (5): Roberto Fico, Luigi Di Maio, Salvatore Micillo, Vega Colonnese, Luigi Gallo. Primi dei non eletti: Emanuele Alcidi, Luca Vannetiello, Fabio Alemagna
Lista Monti (1): Luciano Cimmino. Primi dei non eletti: Maria Valentina Vezzali, Giovanni Palladino, Diego Guida
Udc (1): Rocco Buttiglione. Primi dei non eletti: Pasquale Sommese, Biagio Iacolare, Massimiliano Converti.

CAMPANIA 2
Pdl (6): Mara Carfagna, Nunzia De Girolamo, Carlo Sarro, Angelo Attaguile, Giovanna Petrenga, Luca D'Alessandro. Primi dei non eletti: Michele Pisacane, Mario Pepe, Nicola Formichella
Fratelli d'Italia (1): Edmondo Cirielli. Primi dei non eletti: Antonio Paravia, Luigi Roma, Luca Ricciardi
Pd (12): Enrico Letta, Enzo Amendola, Fulvio Bonavitacola, Laura Coccia, Valentina Paris, Simone Valiante, Angelo Rughetti, Umberto Del Basso De Caro, Pina Picierno, Tina Iannuzzi, Luigi Famiglietti, Sabrina Carozzolo. Primi dei non eletti: Khalid Chaouki, Camilla Sgambato, Antonio Cuomo
Sel (2) : Nichi Vendola, Michele Ragosta. Primi dei non eletti: Giancarlo Giordano, Rita Marinaro, Maria Pagano
M5S (4) : Angelo Tofalo, Silvia Giordano, Carlo Sibilia, Girolamo Pisano. Primi dei non eletti: Vincenzo Antonio D'Iglio, Giuseppe Apicella, Luca Izzo
Lista Monti (2): Antimo Cesaro, Angelo D'Agostino. Primi dei non eletti: Armando Lamberti, Ettore Zecchino, Fabio Conte
Udc (1): Mario Catania. Primi dei non eletti: Giuseppe De Mita, Giampiro Zinzi, Luigi Cobellis.

EMILIA ROMAGNA
Pd (28): Dario Franceschini, Andrea De Maria, Antonella Incerti, Carlo Galli, Matteo Richetti, Marilena Fabbri, Cecile Kyenge Kashetu, Patrizia Maestri, Enzo Lattuca, Paola De Micheli, Lapo Pistelli, Emma Petitti, Marco Di Maio, Donata Lenzi, Daniele Montroni, Alessandro Bratti, Alberto Pagani, Federica Mogherini, Maino Marchi, Sandra Zampa, Tiziano Arlotti, Giuditta Pini, Paolo Bolognesi, Paolo Gandolfi, Michele Anzaldi, Davide Baruffi, Manuela Ghizzoni, Vanna Iori.
Sel (2): Nichi Vendola, Francesco "Ciccio" Ferrara. Primo dei non eletti Giovanni Paglia.
M5Stelle (7): Giulia Sarti, Mara Mucci, Matteo Dall'Osso, Maria Edera Spadoni, Vittorio Ferraresi, Paolo Bernini, Michele Dell'Orco.
Pdl (5): Michela Vittoria Brambilla, Sergio Pizzolante, Giovanni Mottola, Deborah Bergamini, Elio Massimo Palmizio.
Lega Nord (1): Gianluca Pini.
Lista Monti (2): Irene Tinagli e Bruno Molea.

FRIULI VENEZIA GIULIA
Pd (6): Gianna Malisani, Giorgio Zanin, Ettore Rosato, Giorgio Brandolin, Tamara Blazina, Paolo Coppola
Sel (1): Nichi Vendola. Prima dei non eletti Serena Pellegrino
Pdl (2): Sandra Savino, Manuela Di Centa
Lega Nord (1): Massimiliano Fedriga
M5S (2): Walter Rizzetto, Aris Prodani
Lista Monti (1): Gian Luigi Gigli

LAZIO 1
Pd (21) : Pier Luigi Bersani, Enrico Gasbarra, Stefano Fassina, Tidei Marietta, Ileana Argentin, Paolo Gentiloni Silveri, Micaela Campana Michele, Pompeo Meta, Umberto Marroni, Matteo Orfini, Maria Anna Madia, Roberto Morassut, Giovanni Cuperlo, Renzo Carella, Roberto Giachetti, Marco Miccoli, Maria Coscia, Francesco Saverio Garofani, Lorenza Bonaccorsi, Monica Gregori, Marta Leonori. Primo dei non eletti Andrea Ferro.
Sel (3): Nichi Vendola, Smeriglio Massimiliano, Boccaduri Sergio. Prima dei non eletti Piazzoni Ileana Cathia.
M5S (8): Daga Federica, Marta Grande, Roberta Lombardi, Alessandro Di Battista, Adriano Zaccagnini, Ruocco Carla, Stefano Vignaroli, Massimo Enrico Baroni.
Pdl (6): Alfano Angelino, Fabrizio Cicchitto, Renata Polverini, Sestino Giacomoni, Beatrice Lorenzin, Gianfranco Sammarco. Primo dei non eletti Eugenia Roccella.
Lista Monti (2): Mario Marazziti, Domenico Rossi.
Udc (1): Paola Binetti.

LAZIO 2
Pd (7): Donatella Ferranti, Giuseppe Fioroni, Alessandro Mazzoli, Fabio Melilli, Maria Teresa detta Sesa Amici, Pierdomenico Martino, Alessandra Terrosi
Sel (1): Nichi Vendola. Primo dei non eletti Nazzareno Pilozzi
Pdl (3): Rocco Crimi, Vincenzo Piso, Barbara Saltamartini
M5S (3): Massimiliano Bernini, Cristian Iannuzzi, Luca Frusone.

LIGURIA
Pd (9): Andrea Orlando, Anna Giacobbe, Mario Tullo, Lorenzo Basso, Raffaella Mariani, Marco Meloni, Mara Carocci, Luca Pastorino e Franco Vazio
Sel (1): Stefano Quaranta
M5S (3): Matteo Mantero, Sergio Battelli e Simone Valente
Pdl (2): Sandro Biasotti e Giorgio Lainati
Lista Monti (1): Roberta Oliaro.

LOMBARDIA 1
Pd (21) : Pier Luigi Bersani, Giampaolo Galli Barbara Pollastrini, Matteo Mauri, Michela Marzano, Giuseppe Civati, Lia Quartapelle Procopio, Emanuele Fiano, Francesco Laforgia, Francesco Monaco, Vinicio Peluffo, Alessia Maria Mosca, Eleonora Cimbro, Paolo Cova, Fabrizia Giuliani, Ezio Casati, Roberto Rampi, Daniela Gasparini, Ernesto Carbone Pia Locatelli, Simona Malpezzi. Primo dei non eletti: Francesco Prina.
Sel (2): Giovanni Claudio Fava, Daniele Farina. Primo dei non eletti: Valentina La Terza
Pdl (5): Maurizio Lupi, Luigi Casero, Elena Centemero, Maurizio Bernardo, Luca Squeri. Primo dei non eletti: Mariella Bocciardo
Lega Nord (2): Matteo Salvini, Paolo Grimoldi
Fratelli d'Italia (1): Ignazio La Russa. Primo dei non eletti: Massimo Corsaro);
M5S (6) : Paola Carinelli, Massimo De Rosa, Vincenzo Caso, Manlio Di Stefano, Davide Tripiedi, Daniele Pesco
Lista Monti (3) : Ilaria Borletti Buitoni, Stefano Dambruoso, Gianfranco Librandi

LOMBARDIA 2
Pd (20) : Carlo Dell'Aringa, Miriam Cominelli, Antonio Misiani, Elena Carnevali, Daniele Marantelli, Ernesto Preziosi, Chiara Braga, Alfredo Bazoli, Simona Bonafè, Veronica Tentori, Giovanni Sanga, Maria Chiara Gadda, Ermete Realacci, Marina Berlingheri, Giuseppe Guerini, Sandro Gozi, Mauro Guerra Gian Mario Fragomeli, Angelo Senaldi, Guido Galperti. Primo dei non eletti: Paolo Rossi
Sel (2): Nichi Vendola, Titti Di Salvo. Primo dei non eletti: Luigi Lacquaniti
Pdl (7 ): Mariastella Gelmini, Gregorio Fontana, Antonio Palmieri, Laura Ravetto, Raffaello Vignali, Antonio Angelucci, Giuseppe Romele. Primo dei non eletti: Maurizio Del Tenno
Lega Nord (6): Umberto Bossi, Giancarlo Giorgetti, Stefano Borghesi, Cristian Invernizzi, Davide Casparini, Nicola Molteni. Primo dei non eletti: Eugenio Zoffili
M5S (6) : Ferdinando Alberti, Claudio Cominardi, Tatiana Basilio, Giorgio Sorial, Ivan Catalano, Cosimo Petraroli
Lista Monti (4): Alberto Bombassei, Gregorio Gitti, Milena Santerini, Mario Sberna.

LOMBARDIA 3
Pd (8): Cinzia Fontana, Alan Ferrari, Marco Carra, Matteo Colaninno, Lorenzo Guerini, Rosa Maria Villecco Calipari, Chiara Scuvera, Giovanna Martelli. Prima dei non eletti: Paola Rusconi.
Sel (1): Nichi Vendola. Primo dei non eletti: Franco Bordo
Pdl (2): Daniela Santanchè, Paolo Alli. Primo dei non eletti: Dario Invernizzi
Lega Nord (1) : Giovanni Fava
Fratelli d'Italia (1): Giorgia Meloni. Primo dei non eletti: Carlo Nola;
M5S (2): Alberto Zolezzi, Danilo Toninelli
Lista Monti (1) : Andrea Mazziotti di Celso.

MARCHE
Pd (9): Enrico Letta, Emanuele Lodolini, Marco Marchetti, Stella Bianchi, Irene Manzi, Luciano Agostini, Piergiorgio Carrescia, Paolo Petrini e Alessia Morani.
Sel (1): Laura Boldrini. Primo dei non eletti Laura Ricciatti.
M5S (3): Donatella Agostinelli, Andrea Cecconi, Patrizia Terzoni.
Pdl (2): Simone Baldelli e Ignazio Abrignani.
Lista Monti (1): Valentina Vezzali.

MOLISE
Pd (2):Danilo Leva, Laura Venittelli.

PIEMONTE 1
Pd (11): Cesare Damiano, Paola Bragantini, Giacomo Portas, Francesca Bonomo, Edoardo Patriarca, Anna Rossomando, Andrea Giorgis, Antonio Boccuzzi, Silvia Fregolent, Umberto D'Ottavio, Davide Mattiello.
Sel (2): Giorgio Airaudo, Celeste Costantino.
Pdl (3): Angelino Alfano, Daniele Capezzone, Annagrazia Calabria (se Alfano opterà per un'altra circoscrizione gli subentrerà Gilberto Pichetto Fratin).
Lega Nord (1):Roberto Cota (se Cota opterà per la presidenza della giunta regionale del Piemonte o per Piemonte 2, gli subentrerà Stefano Allasia).
Scelta Civica per Monti(2): Paolo Vitelli, Giovanni Monchiero;
Movimento Cinque Stelle (4): Laura Castelli, Silvia Chimienti, Eleonora Bechis, Ivan Della Valle.

PIEMONTE 2
Pd (10): Mino Taricco, Luigi Bobba, Massimo Fiorio, Flavia Piccoli Nardelli, Enrico Borghi, Cristina Bargero, Franca Maria Grazia Biondelli, Francesco Bonifazi, Gianluca Benamati, Chiara Gribaudo (se Piccoli Nardelli opterà per un'altra circoscrizione le subentrerà Marta Giovannini).
Sel (1): Nichi Vendola (se Vendola opterà per un'altra circoscrizione gli subentrerà Fabio Lavagno).
Pdl (3): Angelino Alfano, Enrico Costa, Elio Vito (se Alfano opterà per un'altra circoscrizione gli subentrerà Bruno Archi); Lega Nord (1) Roberto Cota (se Cota opterà per la presidenza della giunta regionale del Piemonte o per Piemonte 1 gli subentrerà Gianluca Buonanno).
Scelta Civica per Monti (2): Renato Balduzzi, Mariano Rabino;
Movimento Cinque (4): Fabiana Dadone, Davide Crippa, Mirko Busto, Paolo Romano.

PUGLIA
Pd (15): Franco Cassano, Michele Bordo, Massimo Bray, Liliana Ventricelli, Teresa Bellanova, Antonio Decaro, Francesco Boccia, Michele Pelillo, Salvatore Capone, Dario Ginefra, Gero Grassi, Alberto Losacco, Ivan Scalfarotto, Elisa Mariano e Colomba Mongiello.
Pdl (9): Raffaele Fitto, Antonio Leone, Antonio Distaso, Francesco Paolo Sisto, Benedetto Fucci, Elvira Savino, Rocco Palese, Gianfranco Chiarelli e Roberto Marti
M5S (8): Giuseppe D'Ambrosio, Giuseppe L'Abbate, Diego De Lorenzis, Giuseppe Brescia, Alessandro Furnari, Emanuele Scagliusi, Francesco Cariello e Vincenza Labriola
Sel (5): Nichi Vendola, Nicola Fratoianni, Annalisa Pannarale, Toni Matarrelli e Donatella Duranti
Lista Monti (2): Salvatore Matarrese e Gaetano Piepoli
Fratelli d'Italia (1): Ignazio La Russa
Centro democratico (1): Pino Pisicchio
Udc (1): Lorenzo Cesa

SARDEGNA
Pd (8): Emanuele Cani, Romina Mura, Giovanna Sanna, Raffaele Di Gioia, Caterina Pes, Gian Piero Scanu, Francesco Sanna e Siro Marrocu (se scatta il resto passa anche Gavino Manca)
Sel (1): Michele Piras
M5S (3): Emanuela Corda, Andrea Vallascas e Paola Pinna
Pdl (2): Mauro Pili e Salvatore Cicu (il terzo potrebbe essere Paolo Vella)
Lista Monti (1): Pierpaolo Vargiu

SICILIA 1
Pdl (5): Angelino Alfano, Saverio Romano, Dore Misuraca, Gabriella Giammanco, Alessandro Pagano
Fratelli d'Italia (1): Giampiero Cannella
Pd (8): Pierluigi Bersani, Magda Culotta, Angelo Capodicasa, Luigi Taranto, Marco Causi, Davide Faraone, Daniela Cardinale, Teresa Piccione. Primo dei non eletti Franco Ribaudo
Sel (1): Laura Boldrini. Primo dei non eletti Erasmo Palazzotto
M5S (8): Riccardo Nuti, Giulia Di Vita, Chiara Di Benedetto, Loredana Lupo, Azzurra Cancelleri, Claudia Mannino, Giuseppe Lo Monaco, Giovanni Di Caro
Lista Monti (1): Gea Schirò
Udc (1): Giampiero D'Alia. Primo dei non eletti Ferdinando Adornato

SICILIA 2
Pdl (6): Antonio Martino, Stefania Prestigiacomo, Giuseppe Castiglione, Antonio Minardo, Basilio Catanoso, Vincenzo Garofalo
Fratelli d'Italia (1): Ignazio La Russa
Pd (9): Flavia Piccoli Nardelli, Giuseppe Berretta, Francantonio Genovese, Giuseppe Lauricella, Fausto Raciti, Giuseppe Zappulla, Maria Gaetana Greco, Luisella Albanella, Maria Tindara Gullo)
Sel (1): Laura Boldrini. Primo dei non eletti Sofia Martini
M5S (8): Giulia Grillo, Tommaso Currò, Maria Marzana, Marialucia Lorefice, Francesco D'Uva, Gianluca Rizzo, Alessio Villarosa, Filippo D'Amico
Lista Monti (1): Andrea Vecchio
Udc (1): Giampiero D'Alia. Primo dei non eletti Giovanni Pistorio

TOSCANA
Pd (23): Chiara Carrozza, Andrea Manciulli, Elisa Simoni, Marco Donati, Luca Lotti, Susanna Cenni, Dario Nardella, Maria Grazia Rocchi, Caterina Bini, Matteo Biffoni, Dario Parrini, Antonello Giacomelli, Luca Sani, Andrea Rigoni, Paolo Fontanelli, Paolo Beni, Filippo Fossati, Luigi Dallai, David Ermini, Maria Elena Boschi, Silvia Velo, Edoardo Fanucci e Federico Gelli. Prima dei non eletti Tea Albini
Sel (2): Martina Nardi e Marisa Nicchi
Centro democratico (1): Bruno Tabacci. Prima dei non eletti Cristina Scaletti
M5S (5): Alfonso Bonafede, Massimo Artini, Marco Baldassarre Tricase, Chiara Gagnarli, Samuele Segoni.
Pdl (4) : Monica Faenzi, Massimo Parisi, Maurizio Bianconi e Marco Martinelli. Primo dei non eletti Gabriele Toccafondi
Fratelli d'Italia (1): Giorgia Meloni. Primo dei non eletti Achille Totar
Lista Monti (2): Andrea Roman, Edoardo Nesi. Primo dei non eletti Alfredo Monaci.

TRENTINO
Lista Monti (1): Lorenzo Dellai
Pd (1): Michele Nicoletti
M5S (1): Riccardo Fraccaro
Partito Autonomista Trentino Tirolese (1): Mauro Ottobre

UMBRIA
Pd (5): Marina Sereni, Gianpiero Bocci, Giampiero Giulietti, Anna Ascani, Walter Verini
M5S (2): Tiziana Ciprini, Filippo Gallinella
Pdl (1): Pietro Laffranco
Lista Monti (1): Adriana Galgano.
VALLE D'AOSTA
Vallée d'Aoste (1) Franco Marguerettaz.

VENETO 1
Pd (12): Davide Zoggia, Alessandro Naccarato, Federico Ginato, Diego Zardini, Giulia Narduolo, Gian Pietro Dal Moro, Diego Crivellari, Daniela Sbrollini, Anna Margherita Miotto, Vincenzo D'Arienzo, Filippo Crimì, Alessia Rota.
Pdl (5): Giancarlo Galan, Alberto Giorgetti, Piero Longo, Lorena Milanato, Catia Polidori.
Lega Nord (3): Matteo Bragantini, Filippo Busin, Roberto Caon.
Lista Monti (2): Ilaria Capua, Stefano Quintarelli.
M5S (6): Francesca Businarolo, Silvia Benedetti, Gessica Rostellato, Marco Brugnerotto, Mattia Fantinati, Turco Tancredi.

VENETO 2
Pd (9): Pier Paolo Baretta, Michele Mognato, Simonetta Rubinato, Delia Murer, Andrea Martella, Floriana Casellato, Roger De Menech, Oreste Pastorelli (Socialisti), Sara Moretto.
Pdl (2): Renato Brunetta, Valentino Valentini.
Lega Nord (2): Marco Marcolin e Emanuele Prataviera.
Lista Monti (2): Alberto Bombassei ed Enrico Zanetti.
M5S (4): Arianna Spessotto, Marco Da Villa, Federico D'Incà, Emanuele Cozzolino.

ESTERO
Pd (5): Laura Garavini, Giovanni (Gianni) Farina, Marco Fedi, Fabio Porta, Francesca La Marca.
Pdl (1): Gugliemo Picchi.
Lista Monti (2): Angela Rosaria Nissoli detta Fucsia, Mario Caruso
Movimento Cinque Stelle (1): Alessio Tacconi
Movimento Associativo Italiani all'estero (2): Ricardo Merlo, Mario Borghese
Usei (1): Renata Bueno

 GLI ELETTI AL SENATO COMPRESO ESTERO

ABRUZZO
Pdl (4): Silvio Berlusconi, Gaetano Quagliariello, Paola Pelino, Antonio Razzi (se Berlusconi opterà per un'altra regione gli subentrerà Federica Chiavaroli)
Pd (1): Stefania Pezzopane
M5S (2): Rosetta Blundo, Gianluca Castaldi

BASILICATA
Pd (3): Emma Fattorini, Filippo Bubbico, Salvatore Margiotta. 
Sel (1): Giovanni Barozzino.
Movimento 5 stelle (1): Vito Rosario Petrocelli.
Pdl (1): Silvio Berlusconi (in caso di opzione per un'altra regione, entrerà in Parlamento Guido Viceconte).
Lista Monti (1): Pier Ferdinando Casini (in caso di opzione per un'altra regione, entrerà in Parlamento Salvatore Tito Di Maggio).

CALABRIA

Pd (2): Marco Minniti e Doris Lo Moro
Movimento Cinque Stelle (2): Francesco Molinari, Nicola Morra
Pdl (6): Silvio Berlusconi, Antonio Gentile, Nico D'Ascola, Piero Aiello, Antonio Caridi, Domenico Scilipoti. Qualora Berlusconi, come probabile, opti per un altro collegio, allora si potrebbero aprire le porte per Palazzo Madama a Demetrio Arena

CAMPANIA

Pdl (16): Silvio Berlusconi, Francesco Nitto Palma, Alessandra Mussolini, Giuseppe Esposito, Cosimo Sibilia, Luigi Compagna, Vincenzo D'Anna, Antonio Milo, Lucio Barani, Riccardo Villari, Domenico De Siano, Mauro Giovanni, Ciro Falanga, Giuseppe Compagnone, Eva Longo, Pietro Langella. Primi dei non eletti: Vincenzo Fasano, Franco Cardiello e Domenico Auricchio 
Pd (5): Rosaria Capacchione, Sergio Zavoli, Vincenzo Cuomo, Angelica Maggese, Pasquale Sollo. Primi dei non eletti: Lucia Esposito, Teresa Armato e Vincenzo De Luca 
Sel (1): Giuseppe De Cristofaro. Primi dei non eletti: Dino Di Palma, Pierina Vittoria Troisi, Stefania Fanelli
Movimento 5 Stelle (5): Sergio Puglia, Andrea Cioffi, Paola Nugnes, Vilma Moronese, Bartolomeo Pepe. Primi dei non eletti: Giuseppe Buonadonna, Doriana Sarli, Bartolomeo Laudando 
Lista Monti (2): Pier Ferdinando Casini, Lucio Romano. Primi dei non eletti: Mario Giro, Nunzio Francesco Testa, Giuseppe Consolo

EMILIA-ROMAGNA

Pd (13 seggi): Josefa Idem, Maurizio Migliavacca, Claudio Broglia, Cecilia Guerra, Rita Ghedini, Giorgio Pagliari, Francesca Puglisi, Maria Teresa Bertuzzi, Gian Carlo Sangalli, Stefano Vaccari, Leana Pignedoli, Sergio Lo Giudice, Stefano Collina.
Movimento 5 Stelle(4): Michela Montevecchi, Adele Gambaro, Maria Mussini, Elisa Bulgarelli. 
Lista Monti (1): Luigi Marino.
Pdl (4): Silvio Berlusconi, Anna Maria Bernini, Carlo Giovanardi, Franco Carraro. Nel caso, molto probabile, che Berlusconi opti per un'altra circoscrizione, entra Laura Bianconi.

FRIULI VENEZIA GIULIA
Pd (4): Francesco Russo, Isabella De Monte, Carlo Pegorer e Lodovico Sonego. 
Pdl (1): Bernabò Bocca (secondo in lista dopo Silvio Berlusconi). 
Movimento Cinque Stelle (1): Lorenzo Battista.
Lista Monti (1): Alessandro Maran.

LAZIO
Pd (17): Pietro Grasso, Luigi Enrico Zanda, Annamaria Parente;, Ignazio Marino, Francesco Scalia, Claudio Moscardelli, Bruno Astorre, Ugo Sposetti, Monica Cirinnà, Maria Spilabotte, Walter Tocci, Giuseppina Maturani, Raffaele Ranucci, Carlo Lucherini, Daniela Valentini, Ivana Della Portella, Luisa Laurelli (entra in caso di opzione per il collegio Piemonte da parte di Ignazio Marino)
Pdl (7): Silvio Berlusconi, Maurizio Gasparri, Claudio Fazzone, Maria Rosaria Rossi, Andrea Augello, Francesco Maria Giro, Francesco Aracri (eletto in caso di opzione da parte di Silvio Berlusconi per un altro collegio) 
Movimento 5 Stelle (6): Fabiola Anitori, Giuseppe Vacciano, Paola Taverna, Germano Marino Mastrangeli, Elena Fattori, Ivana Simeoni 
Sel (2): Loredana De Petris, Massimo Cervellini.

LIGURIA
Pd (5): Donatella Albano, Roberta Pinotti, Massimo Caleo, Paolo Guerrieri, Vito Vattuone.
Pdl (1): Augusto Minzolini.
Movimento Cinque Stelle (1): Cristina De Pietro.
Lista Monti (1): Maurizio Rossi.

LOMBARDIA
Pdl (16): Silvio Berlusconi, Roberto Formigoni, Sandro Bondi Paolo Bonaiuti, Mario Mantovani, Paolo Romani, Giacomo Caliendo, Paolo Galimberti, Andrea Mandelli, Alfredo Messina, Salvatore Sciascia, Francesco Colucci, Antonio Giuseppe Maria Verro, Riccardo Conti, Giancarlo Serafini, Lucio Barani.
Lega (11): Roberto Calderoli, Giulio Tremonti, Massimo Garavaglia, Giacomo Stucchi, Silvana Comaroli, Paolo Arrigoni Gian Marco Centinaio, Raffaele Volpi, Stefano Candiani, Jonny Crosio, Nunziante Consiglio.
Pd (11): Massimo Mucchetti, Franco Mirabelli, Emilia De Biasi, Annalisa Silvestro, Paolo Corsini, Roberto Cociancich, Luciano Pizzetti, Lucrezia Ricchiuti, Mauro Del Barba, Mario Tronti, Erica D'Adda.
Movimento 5 Stelle (7): Giovanna Mangili Vito Claudio Crimi Luigi Gaetti Monica Casaletto Laura Bignami Luis Alberto Orellana Bruno Marton.
Lista Monti (4): Gabriele Albertini, Pietro Ichino Mario Mauro, Benedetto Della Vedova.

MARCHE
Pd (5): (Camilla Fabbri, Riccardo Nencini, Silvana Amati, Francesco Verducci, Mario Morgoni.
Pdl (1): Remigio Ceroni.
Movimento 5 Stelle (2): Serenella Fucksia, Peppino Giorgini.

MOLISE
Pd (1): Roberto Ruta
Pdl (1): Berlusconi Silvio

PIEMONTE
Pd (13): Ignazio Marino, Stefano Lepri, Vannino Chiti, Daniele Borioli, Elena Ferrara, Elena Fissore, Nicoletta Favero, Nerina Dirindin, Patrizia Manassero, Magda Zanoni, Stefano Esposito, Mauro Marino, Federico Fornaro.
Pdl (3): Silvio Berlusconi, Lucio Malan, Manuela Repetti.
Movimento Cinque Stelle (3): Marco Scibona, Carlo Martelli, Alberto Airola.
Lista Monti (2): Andrea Olivero, Gianluca Susta.
Lega Nord (1): Giulio Tremonti.

PUGLIA
Pdl (11): Silvio Berlusconi, Donato Bruno, Francesco Amoruso, Luigi D'Ambrosio Lettieri, Antonio Azzollini, Lucio Tarquinio, Luigi Perrone, Pietro Iurlaro, Vittorio Zizza, Massimo Cassano e Pietro Liuzzi. 
Movimento Cinque Stelle (4): Maurizio Buccarella, Alfonso Ciampolillo, Daniele Donno e Barbara Lezzi. 
Pd (3): Anna Finocchiaro, Nicola Latorre e Salvatore Tomaselli. 
Sel (1): Dario Stefano. 
Lista Monti (1): Angela D'Onghia.

SARDEGNA
Pd (4): Silvio Lai, Giuseppe Luigi Cucca, Ignazio Angioni, Luigi Manconi.
Sel (1): Luciano Uras.
Movimento 5 Stelle (2): Manuela Serra e Roberto Cotti.
Pdl (1): scontato che Silvio Berlusconi, capolista in tutta Italia, cederà il posto a Emilio Floris.

SICILIA
Pdl (14): Silvio Berlusconi, Renato Schifani, Simona Vicari, Giuseppe Marinello, Vincenzo Gibiino, Antonio D'Alì, Giuseppe Ruvolo, Antonio Scavone, Mario Ferrara, Bruno Mancuso, Salvatore Torrisi, Francesco Scoma, Bruno Alicata, Giuseppe Pagano. Primo dei non eletti è Marcello Gualdani, che potrebbe subentrare qualora Berlusconi optasse per un'altra circoscrizione.
Pd (4+1): Corradino Mineo, Pamela Orrù, Beniamina Padua, Amedeo Bianco. Megafono: Giuseppe Lumia.
Movimento Cinque Stelle (6): Francesco Campanella, Mario Giarrusso, Vincenzo Santangelo, Nunzia Catalfo, Fabrizio Bocchino, Ornella Bertorotta.

TOSCANA

Pd (9): Valeria Fedeli, Claudio Martini, Rosa Maria di Giorgi, Laura Cantini, Andrea Marcucci, Maria Grazia Gatti, Manuela Granaiola, Donella Mattesini e Marco Filippi.
Sel (1): Alessia Petraglia.
Pdl (3): Altero Matteoli, Denis Verdini e Riccardo Mazzoni, se Berlusconi opterà per un altro seggio.
Lista Monti (1): Stefania Giannini.
Movimento Cinque Stelle (4): Laura Bottici, Alessandra Bencini, Maurizio Romani e Sara Paglini.

TRENTINO ALTO ADIGE
Pd, Svp Upt, Patt (6): Francesco Palermo, Karl Zeller e Hans Berger, Giorgio Tonini, Franco Panizza, Vittorio Fravezzi.
Lega Nord (1): Sergio Divina.

UMBRIA
Pd (4): Miguel Gotor, Gianluca Rossi, Nadia Ginetti e Valeria Cardinali.
Pdl (1): Luciano Rossi.
M5S (1): Stefano Lucidi.
Lista Monti (1): Linda Lanzillotta 

VALLE D'AOSTA
Vallée d'Aoste (1): Albert Laniece

VENETO

Pdl (9): Niccolò Ghedini, Maurizio Sacconi, Anna Bonfrisco, Pierantonio Zanettin, Marco Marin, Maria Elisabetta Alberti Casellati, Mario Dalla Tor, Giovanni Piccolo. Silvio Berlusconi, capolista, se dovesse scegliere un'altro collegio rispetto a quello del Veneto, lascerebbe il posto a Franco Conte.
Lega (5): Massimo Bitonci, Patrizia Bisinella, Rafaela Bellot, Emanuela Munerato e Erika Stefani.
Pd (4): Laura Puppato, Felice Casson, Giorgio Santini e Rosanna Filippin.
Movimento Cinque Stelle (4): Enrico Cappelletti, Paola De Pin, Giovanni Endrizzi e Gianni Pietro Girotto.
Lista Monti (2): Gianpiero Dalla Zuanna, Antonio De Poli.

ESTERO
Pd (4): Francesco Giacobbe, Fausto Guilherme Longo, Renato Guerino Turano, Claudio Micheloni
Lista Monti (1): Aldo Di Biagio.
Movimento Associativo Italiani all'Estero (1): Claudio Zin

venerdì 15 giugno 2012

Intervento del Coordinatore al Consiglio Comunale del 14-06-2012

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Il nostro Partito ha seguito con molta attenzione la crisi dell’attuale maggioranza che sostiene il Sindaco Rinaldo Vanni.
Non vogliamo entrare nel merito politico della questione, tutto interno alla coalizione che amministra la città. Noi siamo stati e continuiamo ad essere fortemente critici nei confronti della Giunta del Sindaco Vanni di cui faceva parte Giacomo Pasqui.
Certamente avevamo nel Vice-Sindaco Pasqui un affidabile interlocutore, aperto e molto disponibile.
Sul piano umano, nel suo complesso, la vicenda, sinceramente, ci dispiace.

Però al di la di queste considerazioni è logico che dobbiamo guardare al futuro. E particolarmente ora, dopo le odierne dichiarazioni sulla stampa, che fanno apparire come insanabile la frattura tra il PD ed il gruppo di Rifondazione e Comunisti Italiani. Ce lo chiede la politica, e ce lo chiede, particolarmente, la nostra Città.
Anche se in politica … mai dire mai !!!
La politica che non si può fermare alle dichiarazioni ufficiali e di principio. La politica deve dire molto di più. Perché anche se la maggioranza si avvia ad un ormai inesorabile declino, che auspichiamo ci possa portare presto alla guida della Città, la stessa deve continuare a vivere ed avere risposte alle sue esigenze, certezze amministrative e molta … ma molta chiarezza.
Dicevamo nel comunicato ufficiale:
Ecco il momento più delicato … La fase propositiva ed il senso di responsabilità.

Ecco perché il PdL si candida ad essere il punto di riferimento della Città. Senza inciuci. Senza appoggi esterni. Senza manovre sottobanco. Chi afferma il contrario è solo in perfetta e cosciente malafede.
Il PdL si candida a governare la Città facendo passare il messaggio di essere pronti a fare quello che il centrosinistra non è riuscito a fare in 65 anni di governo della cosa pubblica.
Cari amici, particolarmente compagni di cordata nella forza di opposizione, dovete stare un poco più attenti a quello che si fa e tralasciare quello che si dice. Cioè le dicerie ... il cortile ... !!!
Il PdL è un cavallo di razza, anche se come Partito è nato da poco, anche se per qualcuno mai nato, anche se per altri mal-nato. Però sempre un cavallo di razza che ha ed ha dimostrato doti sia di saggezza che di maturità come responsabilità. Però, purtroppo, come diceva Palmiro Togliatti, anche i cavalli di razza nascondono le pulci nella loro criniera.
Nei giorni scorsi ne abbiamo sentito e ne abbiamo letto di tutti i colori e per tutti i gusti.
Ognuno ha cercato di dire la sua. Anche coloro che non avevano niente da dire. Anche coloro che hanno creduto nella favola del loro pensiero desiderato come l’ultima goccia di acqua nel deserto.
Ognuno ha pontificato dettando il suo vangelo. C’è stata anche chi si è improvvisata maestrina di lingua e cultura italiana. Ed allora ha pontificato anche su quel tema: Come fai o povero mortale a sbattere il dito su una vocale sbagliata? Come ti permetti gli errori di battuta? Il komeinismo esasperato portato all'ennesima potenza. Sono stati tentati, dall’alto della loro idiota onnipotenza e della divina attribuzione di onniscienza, di insultare, anche attraverso l’obliterazione cosciente delle loro capacità e l’incommensurata personale ignoranza dell’arroganza e della presunzione.
Ci sono stati gli interpreti del nostro pensiero. E poi, naturalmente, ci sono stati i critici del pensiero interpretato, che a loro volta hanno spiegato il perché di quella forma di pensare. … Ma scusate … non sarebbe stato più semplice per tutti chiedere ai diretti interessati cosa in effetti si volesse dire? Ma scusate ancora.. A chi siamo tenuti a rispondere, se non ai nostri elettori? E quando parlo di elettori … parlo di elettori del Partito.
Non ci illudiamo che le nostre 40 preferenze ci hanno consentito di sedere sugli scranni di questo Consiglio! Sono i voti di lista che ci hanno permesso di sedere ai nostri posti, nonostante le poche decine di voti di preferenza.
Guardate i già candidati sindaci Ruotolo e Apruzzese, che con oltre 500 voti non sono presenti in questo Consiglio Comunale. Portate fuori dal partito le vostre preferenze ed analizzate nuovamente i risultati e così vedete dove vi portano le preferenze senza la base di quel partito che tanto bistrattate!

E’ facile per tutti fare i grillini. Però alla resa dei conti … Parma docet !!! …

Concludo con lo stesso appello che è stato oggetto di tante critiche, ma che ha anche riscosso tanti, ma proprio tanti consensi all’interno del nostro Partito:
Importantissimi temi e di grande attualità, dall’IMU alle politiche sociali al nuovo piano regolatore, sono sul tavolo dell’amministrazione comunale ed il PdL, su questi grandi temi di interesse generale della cittadinanza è disposto a confrontarsi, senza opposizione preconcetta, ed ad apportare il proprio contributo.
Se le proposte non saranno più le proposte della maggioranza da accettare a scatola chiusa, prendere o lasciare, ma diventeranno le proposte della Città, aperte al contributo di tutti, discusse ed anche modificate se si riterrà opportuno modificarle, il nostro Partito assumerà un ruolo di responsabile condivisione delle scelte, senza nulla chiedere all’attuale maggioranza, dalla cui linea politica fermamente si dissocia.

Per quanto riguarda la situazione interna al nostro Partito ribadisco:
Non abbiamo gli strumenti statutari che ci consentono di prendere direttamente provvedimenti disciplinari. L’argomento sarà oggetto di trattazione a livello provinciale e pur anche regionale. Riconosco che questa è una lacuna che sicuramente verrà colmata molto prossimamente.
Però sappiamo di operare nel giusto, anche perché il nostro operato è debitamente condiviso.
Lasciamo alla sensibilità dei singoli componenti il nostro gruppo consiliare di fare le proprie scelte. E’ ovvio che per il Partito parleranno gli organi deputati a tale incombenza.
Fuori della linea del Partito, tracciata anche nel rispetto della propria autonomia locale, si esprimeranno solo pensieri a titolo personale che non coinvolgeranno in nessuna maniera né il gruppo consiliare né il Partito in sede locale.
La medesima posizione vale anche per le strutture organizzative e funzionali del Consiglio Comunale.
(Michele Moceri)

mercoledì 13 giugno 2012

Gruppo Consiliare PdL: Altolà di Moceri e Perone

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LA NAZIONE - Edizione di MONTECATINI     (mar, 12 giu 2012)
MONSUMMANO ALTOLA’ DI MOCERI E PERONE
Scannella, mal di pancia nel Pdl
«Non parla a nome del partito»
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ARIA DI CRISI in casa Pdl a Monsummano dove, fin dal momento delle elezioni, tra le fila del gruppo di centrodestra esiste una situazione atipica.
Dei quattro consiglieri nel partito berlusconiano uno non è un tesserato del partito e quindi, seppur eletto tra le file del Partito delle libertà, figurerebbe come indipendente. Si tratta di Tiziana Adele Scannella, sulla quale a quanto pare la capogruppo in consiglio comunale Giovanna Perone e il coordinatore comunale Michele Moceri faranno «comunicazioni importanti» durante il prossimo consiglio comunale di giovedì prossimo, durante il quale sarà discussa anche la fuoriuscita dalla giunta dell’ex vicesindaco Giacomo Pasqui. «Da tempo la consigliera Scannella – attacca Giovanna Perone – esce pubblicamente con interventi personali. Il nostro gruppo è unito ma di certo ci sono delle regole da formalizzare su come e quando intervenire».
ANCORA più netta la posizione dell’avvocato Michele Moceri nel richiamare all’ordine la giovane consigliera: «Spesso sulla stampa – dice Moceri – viene riportato il pensiero della collega Scannella come esponente del Pdl. Di certo è stata eletta con noi, ma è bene chiarire ufficialmente una volta per tutte che a nome del Pdl valgono soltanto gli interventi di Giovanna Perone come capogruppo o i miei come coordinatore». Nessuna cacciata dunque per il momento, ma Moceri avvisa deciso: «Come uscire pubblicamente sarà un problema della consigliera Scannella. La struttura del partito non consente che ci sia un allontanamento dalla linea del gruppo, per questo motivo è necessario fare questi distinguo. Personalmente credo che sia bene chiarire le posizioni e chiedere anche che sul caso si attivi il coordinamento provinciale».
Arianna Fisicaro

giovedì 7 giugno 2012

Il PdL non giustifica nessuno e "tifa" solo per la Città

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A Monsummano Terme, il PdL guarda con attenzione ed anche con molta preoccupazione alle nubi che si addensano sulla maggioranza che sostiene il Sindaco Rinaldo Vanni.
Da un punto di vista esclusivamente egoistico, sarebbe facile oggi attaccare il Sindaco, per i suoi metodi sbrigativi ed autoritari, e difendere quindi la posizione di Giacomo Pasqui.
Ma lo scopo del PdL non è solo quello di affondare il coltello nella ferita, senza fare cenno alla proposta. La sberla gratuita senza alcun contorno. L’inutile violenza verbale fine solo a se stessa. Sentirsi vestiti della verità ed ammainare qua e là sparse bandiere di grande sdegno.
Il PdL non si presta a questo gioco perché la città non lo merita. La politica serve per dire qualcosa di più. Ed anche se la maggioranza si avvia ad un mesto declino, la città vuole continuare a vivere ed avere risposte alle sue esigenze. Di sicuro non sopporterebbe sciacalli e speculatori.
La città vuole solo chiarezza e prima di consegnare lo scettro ad un altro schieramento vuole vedere se coloro che lo compongono sono pronti ad assumere l’onere più che l’onore.
Ecco il momento più delicato … La fase propositiva ed il senso di responsabilità.
Il PdL guarda con preoccupazione l’uscita di Pasqui dalla Giunta e quindi di Rifondazione dalla maggioranza perché la maggioranza si assottiglia nei numeri e può diventare succube di ogni e qualsiasi malpancista. Una maggioranza, ancora maggioranza per un solo voto, mette sotto scacco il Sindaco e la sua Giunta. Ed al PdL una Giunta sotto scacco proprio non piace.
Se già, al PdL, assolutamente non piaceva la proposta amministrativa di una maggioranza solida, come si pensa che possa piacere la proposta stentata di una maggioranza balbettante e traballante costretta a cedere ad ogni sollecitazione di parte?
Sarebbe tutto a discapito della Città e sarebbe tutto a discapito della politica, nei tempi attuali quando a farla da padrone è l’antipolitica ed il cittadino giudica molto severamente.
Importantissimi temi e di grande attualità, dall’IMU alle politiche sociali al nuovo piano regolatore, sono sul tavolo dell’amministrazione comunale ed il PdL, su questi grandi temi di interesse generale della cittadinanza è disposto a confrontarsi, senza opposizione preconcetta, ed ad apportare il proprio contributo. Viene da se che il prodotto di una confluenza di idee e proposte potrà essere condiviso oltre che sulle scelte anche sul piano della responsabilità politica ed amministrativa.
Il PdL vede questa nuova fase che si prospetta all’orizzonte come una opportunità che viene data a tutte le forze politiche presenti in Consiglio Comunale. Le proposte non siino più le proposte della maggioranza da accettare a scatola chiusa. Prendere o lasciare. Favorevoli o contrari senza entrare nei dettagli e senza discutere. Le proposte diventino le proposte della Città. Vengano messe sul tavolo, discusse, modificate se si ritiene opportuno modificarle, aperte ad ogni considerazione ed infine approvate con il consenso di tutti coloro che hanno fatto la loro parte per renderle migliori.
Una nuova forma di gestire il potere, senza che la città possa diventare vittima dei teoreti che tutto a parole demolirebbero e tutto a parole aggiusterebbero, giusti ed onesti divini pontificatori di verità.
Michele Moceri - Coordinatore PdL
Giovanna Perone - Capogruppo Consiliare PdL

lunedì 27 febbraio 2012

Silvio Berlusconi dichiara: "Non sarò mai più Premier"


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Intervista esclusiva del Corriere del Ticino al Leader del PdL
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MILANO - Certo che il giornalismo è proprio strano. Talvolta ti prodighi per settimane per ottenere un’intervista e fallisci sul più bello. Talaltra invece basta una telefonata, una di quelle telefonate improbabili, e una segretaria ti risponde: «Va bene». È così che sono riuscito a parlare con Henry Kissinger o con l’ispiratore occulto della politica estera USA, Zbigniew Brzezinski. Capita che ti ritrovi faccia a faccia con il Dalai Lama, senza averlo chiesto, e che questi ti prenda in simpatia, concedendoti il doppio del tempo accordato.
Negli ultimi giorni ho notato che Silvio Berlusconi, dopo un lungo, inusuale silenzio mediatico, aveva ripreso a concedere interviste, ma solo a testate non italiane. Due per la precisione: il «Financial Times» e l’agenzia spagnola EFE. Mi sono detto: e se la terza fosse il «Corriere del
Ticino »? Poi ho pensato: non facile… In queste circostanze contano i rapporti personali, ma – nella mia lunga esperienza giornalistica in Italia – non mi sono mai occupato di politica nazionale, non sono mai stato ad Arcore e al «Giornale» ero notoriamente montanelliano. E invece è bastata una telefonata, una di quelle telefonate improbabili, a convincerlo. Ha risposto venerdì a tarda sera, poche ore prima della sentenza del processo Mills. Ho trovato un Berlusconi dai toni inediti, calibrati, da premier, proprio ora che premier non è più, e portato più al ragionamento che alle battute. Un Berlusconi, per molti versi, sorprendente. Presidente, lei continua ad appoggiare Monti e i giornali scrivono che «pensando al 2013 lei non vuole lasciarlo alla sinistra». Che succede? Da lontano è difficile capire…«Se lei pensa che in questi primi tre mesi del nuovo Governo vi sia stata qualche oscillazione da parte nostra, devo smentire. Fin dall’inizio abbiamo sostenuto Monti con il nostro voto, lo stiamo facendo e lo continueremo a fare con lealtà e senso di responsabilità, per l’interesse superiore dell’Italia . Dobbiamo risolvere oltre all’emergenza economica, un’altra emergenza, quella istituzionale, per fare dell’Italia una democrazia moderna e garantire una piena ed effettiva governabilità. Il Governo dei tecnici è sostenuto quasi dall’intero Parlamento, e solo questo largo appoggio può consentirci di fare quelle riforme che una sola parte politica non può fare con i suoi soli voti».Quali riforme?«Mi riferisco alla riforma dell’architettura istituzionale dello Stato, che riguarda il Parlamento, il numero dei deputati, il Senato delle Regioni, la Corte costituzionale, i poteri del premier e del Consiglio dei ministri, fino all’introduzione di una nuova legge elettorale e alla riforma della giustizia».È proprio sicuro che Monti sia così popolare tra gli italiani e gli elettori di centrodestra? «I bilanci si fanno sempre alla fine. Ma tutti vedono che vi è una sostanziale continuità tra il programma di Monti e quello del Governo da me presieduto. È una continuità che lo stesso premier ha più volte riconosciuto. Conosco bene la serietà e la competenza di Monti, che io stesso nel 1995 sostenni per l’incarico di commissario europeo al Mercato interno. Mi piace ricordare che già nel discorso di insediamento del mio primo governo nel 1994, che in questi giorni mi è capitato di rileggere, citai proprio il prof. Monti, “fautore come noi siamo di un liberismo disciplinato e rigoroso”».Nel ‘94 appunto, ma oggi siamo nel 2012…«E oggi lui si trova nella condizione ideale per realizzare quelle riforme che il mio esecutivo aveva avviato, senza poterle portare a termine per la riluttanza dei partner della nostra coalizione e per la forte contrarietà preconcetta dell’opposizione. Per questo gli daremo il sostegno necessario. Vogliamo liberarci dei lacci e dei lacciuoli che ostacolano la crescita dell’Italia , inclusa la riforma del mercato del lavoro per rendere effettiva la libertà di concorrenza e restituire competitività all’Italia . Sono riforme liberali e penso che i nostri elettori apprezzeranno il nostro responsabile atteggiamento quando si tornerà a votare. Tanto più che oggi Monti gode di un buon consenso, come indicano i sondaggi».
Paese complesso, l’
Italia . Negli ultimi anni l’asse con Bossi è stato saldissimo. Ora invece volano le incomprensioni e gli insulti. L’alleanza è finita. Perché?«Perché noi abbiamo deciso di sostenere il Governo Monti per senso di responsabilità verso l’Italia
, anche a costo di pagare un prezzo momentaneo; la Lega, invece, vuole dimostrare la sua identità e ha una posizione diversa dalla nostra sul governo dei tecnici. Ma non parlerei di rottura: continuiamo a governare insieme molte amministrazioni locali».
Domani correrete davvero senza la
Lega ?«Per il futuro mi auguro che con la Lega si possa continuare ad avere una solida e leale collaborazione a tutti i livelli come è sempre stato»Insomma, non chiude la porta. Intanto, però, PdL e PD stanno lavorando a una nuova legge elettorale che potrebbe portare a un bipolarismo forzato se le clausole di sbarramento fossero troppo elevate. Dentro i due grandi partiti, fuori o ininfluenti quelli piccoli. Non c’è il rischio che erodendo la pluralità partitica si limiti la libertà di scelta?«In questi anni abbiamo introdotto in Italia un sistema bipolare che ha ridotto il numero dei partiti e assicurato una maggiore durata del governo rispetto al passato. Ricorda? Reggevano in media appena undici mesi. La nuova legge elettorale sarà una buona legge se, oltre a consentire agli elettori di scegliere il proprio rappresentante, lascerà intatte le conquiste del bipolarismo e della governabilità. Questo non significa certo aumentare il numero dei partiti. All’Italia non serve tornare al carnevale di Rio della politica». Dica la verità: ma è davvero Alfano il suo erede? Guardi che ci credono in pochi…«Certo che sì. Alfano è stato eletto all’unanimità dal nostro Consiglio. Ha 35 anni meno di me, è autorevole e realizza il cambio di generazione di cui tutta la politica italiana ha bisogno. E le dirò di più. Sarebbe ora che anche gli altri politici che siedono in Parlamento da trent’anni, se davvero credono in ciò che dicono sui giovani e sulla necessità di innovare, facessero un passo indietro. Se qualcuno nel PdL non crede in questo cambiamento, dovrà ricredersi». Nel ‘95 molti la diedero per finito e lei risorse nel 2001. Nel 2006 idem e lei vinse nel 2008. Oggi pensano che Berlusconi sia spacciato e lei ha dichiarato che non intende ricandidarsi… Non è che si sbagliano anche stavolta? «Continuerò a fare politica, ma in modo diverso dal passato. Non mi candiderò più alla guida del Governo, ma come presidente del primo partito italiano in Parlamento agirò da “padre fondatore”, darò consigli alle nuove leve, cercherò di trasmettere quei valori di libertà e di democrazia per i quali sono sceso in campo e che sono tuttora il nostro credo politico, contro quella cultura dell’invidia, dell’odio e del giustizialismo che finora ha dominato gran parte della sinistra in Italia
».
C’è chi sostiene che, Monti o non Monti, il peso del debito pubblico italiano sia insostenibile. Dunque meglio scappare finché si è in tempo, magari proprio in Svizzera, come negli anni Settanta. Pessimismo esagerato? L’
Italia ce la farà?«Il debito pubblico italiano è sostenibile, e lo dimostrano i buoni risultati delle recenti aste per i titoli di Stato. Anche la speculazione se ne sta rendendo conto: lo spread, vale a dire la differenza rispetto ai titoli tedeschi, ha iniziato a scendere e anche le agenzie di rating alla fine ne dovranno trarre le conclusioni. La crisi, come ho detto più volte, non nasce in Italia ma in Europa, dove l’euro non ha dietro di sé una banca centrale come garante di ultima istanza al pari, ad esempio, della Riserva Federale americana. Quando avremo una vera banca centrale europea e gli eurobond, vale a dire i titoli emessi e garantiti direttamente da questa banca
, l’Europa sarà diventata un soggetto politico unitario e forte, non più diviso tra Paesi debitori e Paesi creditori».
Ma l’
euro sopravviverà?«L’euro è ormai la moneta dell’Europa, supererà questa crisi e durerà a lungo nel tempo. Altrimenti non avrebbero senso i sacrifici che stiamo facendo. Il problema è la lentezza con cui si muove l’Europa».Alcuni scrivono che sono stati i «poteri forti non italiani» a farla dimettere, con la complicità decisiva di Merkel e Sarkozy. Si sente vittima di un golpe?«Sono stato io a dimettermi e a fare un passo indietro per senso di responsabilità e per senso dello Stato. Ho fatto questa scelta pur avendo ancora la maggioranza nei due rami del Parlamento,  senza che il mio Governo fosse mai stato sfiduciato. Solo con un governo tecnico si può trovare l’accordo tra maggioranza e opposizione, tra centrodestra e sinistra, per approvare quelle riforme che prima ho ricordato e che sono indispensabili per superare la crisi economica e rendere governabile l’Italia ».Oggi però il PdL, a giudicare dai sondaggi, non si salva dall’ondata di disgusto per la politica. Cos’è andato storto? E domani che ne sarà del partito? Vuole davvero chiuderlo e ricominciare dal basso, dalle liste civiche?«La democrazia è il peggiore di tutti i sistemi, con l’eccezione di tutti gli altri”, ha detto Winston Churchill. Se i partiti hanno sbagliato, è giusto punire chi ha sbagliato, o, peggio chi ha rubato. Ma tenendo sempre a mente che i partiti sono alla base del sistema democratico e quindi di ogni libertà. Il nostro movimento politico, il Popolo della Libertà, si fonda su questi principi e continuerà a difenderli. Per questo presenteremo il nostro simbolo alle prossime elezioni amministrative, e stringeremo dovunque le alleanze necessarie per vincere insieme alle forze moderate che condividono i nostri valori e i nostri programmi. Per tradizione, alle elezioni amministrative c’è sempre stato in Italia un fiorire di liste civiche. Penso che la crisi dei partiti accentuerà questa tendenza. E noi dovremo tenerne il giusto conto, e tessere la tela delle alleanze, anche a livello locale, per vincere».I liberali autentici le rimproverano di non aver realizzato le riforme liberali per le quali si era impegnato nel 1994. Cosa è mancato?«Ho un unico torto: non sono riuscito a convincere il 51% degli elettori a darmi il loro voto. E per fare le riforme costituzionali serve almeno il 51 per cento». Dov’è finito il Berlusconi grande comunicatore? Dalla sconfitta alle amministrative di Milano sembra aver perso il tocco magico che in passato le aveva permesso rimonte impossibili. È cambiato lei o sono cambiati gli italiani? «Sono cambiato io. In questi ultimi anni ho raggiunto la consapevolezza che l’Italia
, con questa architettura istituzionale, non è governabile. Il Governo ha come unico potere quello di presentare dei disegni di legge in Parlamento. Dopo 18/24 mesi il Parlamento approva dei testi molto diversi da quelli voluti dal Governo. Ma queste leggi non hanno vita lunga perché se dispiacciono alla sinistra o alla sua magistratura politicizzata, vengono impugnate da un Pubblico ministero che le porta dinnanzi alla Corte costituzionale che, inderogabilmente, le abroga, perché composta da 11 membri su 15 che appartengono ad una determinata area politico-culturale. Negli ultimi cinque anni questa Corte ha abrogato 241 leggi o parti di leggi. L’analoga istituzione degli Stati Uniti nello stesso periodo ne ha abrogate sette. E allora? Allora se i cittadini non si rendono conto che devono fare scelte del tutto diverse, concentrando i loro voti sui grandi partiti, se non si premia chi vuol veramente cambiare il Paese, siamo condannati all’ingovernabilità. E quando chi vince democraticamente le elezioni non riesce poi a prendere decisioni tempestive, la conseguenza è una crisi di sfiducia nei confronti della politica e della democrazia».Trionfi e sconfitte, grandi polemiche, grandi scandali, grandi processi. Comunque «una vita che non è mai tardi. Di quelle che non dormi mai» per dirla alla Vasco Rossi. Lei l’ha avuta quella vita. C’è qualcosa di cui si pente e che oggi non rifarebbe?«Non ho davvero nulla di cui pentirmi. Dovrebbero invece vergognarsi i miei persecutori, che da quando sono sceso in campo non hanno mai smesso di inventarsi processi fondati solo sulle calunnie, una macchina del fango mediatico-giudiziaria, una campagna di diffamazione su scala internazionale che non si è ancora fermata: anzi, dopo che mi sono dimesso dal Governo, l’accanimento giudiziario contro di me è addirittura aumentato».
Intanto sono passati 19 anni da quando
annunci ò la «discesa in campo». Scusi la franchezza: ma chi gliel’ha fatto fare? Il suo ex grande amico Montanelli l’aveva avvertita … Nonostante tutto ne è valsa la pena?«Sono orgoglioso di aver salvato l’Italia nel ’94 da un governo che sarebbe finito nelle mani del Partito comunista italiano, cioè di un partito e di una ideologia sconfitta dalla storia. Ho la coscienza di avere servito il mio Paese con tutte le forze e con totale onestà intellettuale. Mi amareggia l’essere ripagato con un accanimento che non ha eguali nella storia da parte della sinistra giudiziaria. Vogliono distruggere la mia immagine di uomo, di imprenditore e di politico. È l’ennesima prova che la decisione di impegnarmi nella vita pubblica, per salvare l’Italia
dal comunismo e per cambiarla, non mi è stata perdonata da quei poteri che si sono visti insidiati nei loro interessi e nelle loro ambizioni. Ma non per questo lascerò l’impegno politico. Anzi, continuerò con la forza e con  l’impegno di sempre».
E all’
Italia «dei magistrati», «dei comunisti» cosa dice dopo 19 anni? Hanno vinto loro o ha vinto lei?«Per ora sembrano prevalere l’invidia e l’odio. Ma vincerà l’amore, ne sono sicuro».
(Marcello Foa - Il Corriere del Ticino - 27.02.2012 - 06:00)

L'antipolitica e l'ingiustizia della giustizia

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C’è nell’aria un profumo di antipolitica che ci porta a dimenticare quanto di buono si è fatto per non lasciare il nostro Paese nelle mani dei mestieranti della politica.
A questo hanno sicuramente concorso due fattori:
Il primo è la conseguenza, in modo particolare, degli avvenimenti degli ultimi cento giorni. Il cittadino è frastornato... è diventato improvvisamente insicuro... si sente depresso. La crisi ha stretto a tutti il cappio al collo. Le antiche certezze sono improvvisamente crollate.
Il secondo fattore è una parte della magistratura, fortunatamente di ampia minoranza, ma estremamente politicizzata, sempre a sinistra o all'estrema sinistra, che fa venir meno quel faro di certezza che illuminava la tetra notte dell'ingiustizia generalizzata che ha caratterizzato il recente passato dell'Italia.
Ricordo che qualche hanno fa la magistratura era l'organo a cui i cittadini guardavano come baluardo contro le angherie ed i soprusi.
Oggi invece, dobbiamo assistere a quanto di più ingiusto ci possa essere.
Gli imputati diventano testimoni d'accusa fino a quando accusano chi sta nel mirino, se non accusano più allora non sono credibili. I testimoni a difesa dell'imputato si cancellano. Tanto che bisogno c'è di sentirli!!!
Poi ci sono le interpretazioni. Per esempio la prescrizione, per il pm De Pasquale, scatta con bizzarre interpretazioni che fanno a cazzotti con il principio generale della certezza del diritto.
Ed allora?
Sarò di parte... Anzi sono sicuramente di parte... Però sono in buona fede convinto di essere dal lato della ragione... E sono in pace con me stesso e con la mia coscienza quando lotto, almeno a parole, contro ogni forma di ingiustizia. Contro ogni forma di barbarie ... ed in modo particolare contro l’ingiustizia della giustizia!!!

sabato 25 febbraio 2012

Processo Mills: Prescrizione. Fallito agguato dei PM a Berlusconi

Dopo cinque anni di assalti giudiziari, il Tribunale di Milano ha prosciolto Silvio Berlusconi per intervenuta prescrizione del reato. I P.M. perdono ancora. Il Cav, non in aula: "Rammaricato per non assoluzione". La difesa: "Impugneremo verdetto".
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I giudici della decima sezione penale del tribunale di Milano hanno prosciolto Silvio Berlusconi per intervenuta prescrizione. L'ex presidente del Consiglio era accusato di aver corrotto il legale inglese David Mills con 600mila dollari in cambio di due testimonianze reticenti nei processi All Iberian e per tangenti alla guardia di finanza. La decisione è arrivata dopo 2 ore e mezzo di Camera di Consiglio. Le motivazioni saranno pronte tra 90 giorni. Il Cavaliere, non era in aula ma a villa Certosa, in Sardegna, avrebbe commentato: "Sono rammaricato per la mancata assoluzione". La difesa ha comunque preannunciato che intende impugnare il verdetto in Appello per ottenere la piena assoluzione.
Nodo prescrizione - Tutto dipendeva da quando far iniziare il reato (e la cassazione per Mills ha indicato la data del novembre 1999, ndr) e da difficili calcoli applicati agli 'stop' e alle riprese del procedimento. Cosa non facile anche perché le opinioni si dividono soprattutto su un punto: quando far ripartire le lancette della prescrizione in occasione dei verdetti della Consulta.
La difesa - La difesa dell'ex premier ha accolto la sentenza con moderata soddisfazione. Di fatto, la Corte ha accolto in parte la linea dei legali Ghedini e Longo, secondo cui la prescrizione era già intervenuta al più tardi agli inizi di questo mese. Ma proprio Piero Longo non nasconde una certa irritazione. "Una sentenza così è da impugnare tutta la vita...". Porte aperte, dunque, a un ricorso per ottenere l'assoluzione piena. In ogni caso, "una prescrizione a Milano per Berlusconi è un successo tanto che gli avversari politici parleranno di scandalo". "E' una sentenza che non ci soddisfa del tutto ma nemmeno ci dispiace", ha spiegato Niccolò Ghedini. Quasi sicuro il ricorso in Appello contro la sentenza con "l'auspicio di un'assoluzione piena perché Berlusconi se la merita". E il Cav? "L'abbiamo informato, lui ha preso atto della sentenza, non ha detto nulla e gli parleremo dopo".
L'accusa - Visibilmente delusa, invece, l'accusa. "Inutile commentare", ha detto a caldo il pm Fabio De Pasquale, secondo cui la prescrizione sarebbe scattata invece tra maggio e metà luglio prossimi. Ecco perché la richiesta era stata di 5 anni di carcere. Probabile anche in questo caso l'impugnazione della sentenza.
La politica - Il mondo politico inizia a commentare. Su Twitter, il segretario del Pdl Angelino Alfano si è limitato a comunicare la notizia del proscioglimento del Cav. Il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri annuncia "una crociata contro i giudici", sottolineando come "Berlusconi è sicuramente innocente nel merito". Il Pd è amareggiato: "Oggi lo Stato ha perso - sostiene la capogruppo in Commissione giustizia Donatella Ferranti -, siamo al paradosso di avere un corrotto senza un corruttore".

l Pdl esulta e attacca. Il Pd è deluso e... attacca. Come prevedibile, la sentenza sul processo Mills con cui il Tribunale di Milano ha prosciolto per avvenuta prescrizione Silvio Berlusconi dall'accusa di corruzione in atti giudiziari divide il mondo politico. Su Twitter, il segretario del Pdl Angelino Alfano si è limitato a comunicare la notizia del proscioglimento del Cav. Il capogruppo al Senato Maurizio Gasparri annuncia "una crociata contro i giudici", sottolineando come "Berlusconi è sicuramente innocente nel merito". Il Pd è amareggiato: "Oggi lo Stato ha perso - sostiene la capogruppo in Commissione giustizia Donatella Ferranti -, siamo al paradosso di avere un corrotto senza un corruttore". E anche il leader Idv Antonio Di Pietro grida allo scandalo.

Pdl combattivo -"Finita la folle corsa del pm e il tentativo di taroccare il calcolo della di prescrizione pur di ottenere condanna, solo morale, di Berlusconi”, ha aggiunto poi sempre su Twitter Alfano, ex ministro della Giustizia. Il segretario guida la carica degli azzurri contro i pm milanesi. "Adesso viene da chiedersi chi, in questo periodo di grave crisi, pagherà per questo spreco di soldi, energie, uomini e mezzi profuso in un processo che era già morto, solo nella speranza di colpire e affondare l’ex presidente del Consiglio", ricorda Luca D'Alessandro. "E' stata evitata la condanna di un innocente anche se in tutti questi anni Berlusconi è stato scientificamente attaccato sul piano giudiziario dai settori politicizzati della magistratura", sottolinea il capogruppo Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto. Durissimo il capogruppo al Senato Gasparri: "Il pm De Pasquale si è dimostrato  inattendibile, non può continuare a fare il magistrato". Per Gianfranco Rotondi "questa decisione di proscioglimento diciamo che riconcilia con un'idea della giustizia non di parte". Resta però il tema della riforma della giustizia: "La prescrizione non restituisce al  presidente Berlusconi il diritto ad una piena difesa per dimostrare la sua innocenza, ma rende vano e inutile l’accanimento giudiziario che Berlusconi ha subito e che nessuno potrà risarcire".

Sinistra arrabbiata - "Ancora una volta la prescrizione salva Berlusconi dalle sue responsabilità. Resta, però, il fatto obiettivo che i giudici, anche in esito al dibattimento, non hanno potuto procedere all'assoluzione 'per non aver commesso il fatto' perché, evidentemente, il fatto l'ha commesso eccome", s'infervora il leader Idv  e manettaro Doc, Antonio Di Pietro. Il suo collega di partito Leoluca Orlando aggiunge: "La magistratura accerta i fatti e applica la legge. I fatti confermano per intero la gravità dei comportamenti di Silvio Berlusconi, le leggi confermano come negli anni passati il Parlamento sia stato sequestrato dall'imputato Berlusconi per garantire prescrizioni brevi e processi lunghi". E il segretario Pd Pier Luigi Bersani ci prova. Ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa lancia la sfida a Berlusconi: "Se cerca l'assoluzione  può sempre rinunciare alla prescrizione e credo che Ghedini lo sappia". "Le sentenze vanno rispettate - non si sbilancia il futurista Italo Bocchino -. Sicuramente c'è stato un clima politico molto duro dovuto agli   eccessi di Berlusconi contro la magistratura e di coloro che hanno auspicato di risolvere il berlusconismo con la magistratura".

E’ calato il sipario sul processo Mills. Almeno per il primo grado. Il procedimento è cominciato nel 2007 e vedeva imputati insieme Silvio Berlusconi e il legale inglese David Mills, entrambi con l’accusa di corruzione in atti giudiziari. Secondo la procura infatti l’ex premier avrebbe fatto avere all’avvocato 600 mila dollari perché testimoniasse il falso in due processi alla fine degli anni Novanta (tangenti alla Guardia di Finanza e All Iberian).
13 marzo 2007: inizia il processo davanti alla decima sezione penale presieduta da Nicoletta Gandus.
dicembre 2007: il Pm Fabio De Pasquale modifica il capo d’imputazione spostando in avanti la data del presunto reato, a febbraio 2000 invece che a febbraio 1998  Il momento in cui Mills avrebbe ritirato il denaro e non quando Berlusconi lo avrebbe versato. 
marzo 2008: viene varato il Lodo Alfano che blocca i processi per le massime cariche dello Stato.
4 ottobre 2008: il Tribunale di Milano trasmette gli atti alla Consulta e stralcia la posizione di Berlusconi, sdoppiando così il processo: prosegue per Mills e si ferma in attesa che la Consulta si pronunci sulla costituzionalità della norma blocca - processi.
17 febbraio 2009: Mills è condannato a 4 anni e 6 mesi ed interdetto per 5 anni dai pubblici uffici e dovrà risarcire 250mila euro alla presidenza del consiglio, parte civile.
27 ottobre 2009: La Corte d’appello conferma la sentenza di primo grado ma successivamente la Cassazione annulla senza rinvio perchè il reato è estinto per prescrizione anche se "risulta verificata la sussistenza degli estremi di reato di corruzione in atti giudiziari".
dicembre 2009: riparte il dibattimento per Silvio Berlusconi davanti a un altro Tribunale, questa volta presieduto da Francesca Vitale. Subito fermato da un’altra legge, quella sul legittimo impedimento. Atti alla Corte Costituzionale e nuova pausa. 
marzo 2011: nuova partenza. Da ex capo del Governo, Berlusconi cambia strategia e si presenta spesso davanti ai giudici, senza mai prendere la parola, se non fuori dall’aula quando respinge con sdegno le accuse ("è un processo di pura fantasia"). I suoi avvocati battagliano col collegio in più occasioni e guadagnano tempo grazie alla lunghissima deposizione di Mills, dilatata anche per i problemi al cuore del legale inglese. Chiedono anche di ricusare i giudici sostenendo che il taglio dei testimoni della difesa e altre decisioni esprimano una volontà di condanna. 
15 febbraio 2012: il pm chiede la condanna di Berlusconi a 5 anni e al risarcimento di 250 mila euro alla presidenza del consiglio dei ministri
22 febbraio 2012: La Corte d’Appello respinge la richiesta di ricusazione. Si va a sentenza.

Le richieste degli avvocati -
I legali di Berlusconi hanno insistito molto su quello che ritengono il 'peccato originalè del processo, l’aver considerato Mills come testimone, circostanza che ha dato vita a un "un processo costruito sul nulla". Il legale inglese andava indagato nel 1995 per concorso esterno in falso in bilancio e, quindi, "mai avrebbe potuto assumere la veste di testimone e fare una falsa testimonianza", hanno spiegato Niccolò Ghedini e Piero Longo nelle arringhe concluse con la richiesta di assolvere Silvio Berlusconi dall’accusa di corruzione in atti giudiziari.  I legali dell’ex premier hanno elencato una serie di "anomalie" a cominciare dalla decisione del vecchio collegio del processo di separare le posizioni dei due imputati. "Non si può fare in un processo in cui è contestato un reato a concorso necessario come la corruzione, in realtà processarono Tizio per condannare Caio", ha affermato Longo. Ghedini ha ricordato che in aula, nel gennaio scorso, quando nel fissare un’udienza successiva per far continuare la deposizione di Mills venne proposta la data del 13 e del 14 febbraio il pm Fabio De Pasquale pronunciò le parole: "post mortem". "Dunque il pm sapeva che la prescrizione sarebbe stata al massimo a febbraio, ma in aula in sede di requisitoria ha avuto il coraggio di parlare di maggio e addirittura di luglio". Longo ha anche sottolineato che la pubblica accusa "non ha mai parlato di concorso di persona. Dov'è il concorso di persona tra Mills e Berrnasconi (defunto manager di Fininvest che avrebbe versato i soldi della corruzione per conto di Berlusconi), chiamato in causa solo perchè è morto?".