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INTERVENTO DELL'AVV. MCHELE MOCERI IN CONSIGLIO COMUNALE
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sabato 31 dicembre 2011

E' morto Mirko Tremaglia, padre degli Italiani nel Mondo

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E’ morto Mirko Tremaglia, padre degli Italiani nel Mondo!
Un condottiero che portò le sue truppe (gli emigrati) ad innumerevoli vittorie. Dall’anagrafe consolare al voto all’estero, attraverso due riforme costituzionali e tante leggi ordinarie, sono conquiste che portano la sua firma.
Da Ministro per gli Italiani nel Mondo seppe interpretare i sogni ed i desideri dell’altra Italia, e li trasformò ...in tante realtà ed in tantissime uove speranze.
Gli emigrati italiani si riappropriarono dell’orgoglio di appartenenza.
La diffusione della lingua e della cultura italiana nel mondo fu il nuovo credo anche per le nuove generazioni.
I parlamentari nel mondo, di origine italiana (circa 400), risvegliarono in se stessi l’orgoglio delle loro origini, e si trasformarono nel nostro miglior biglietto da visita verso quegli Stati esteri
L’epoca Tremaglia, fu al tempo stesso il rinascimento ed il risorgimento della nostra vecchia emigrazione.
Ciao Mirko, vecchio Leone, resterai sempre nel cuore di chi come me ha avuto il privilegio di conoscerTi e di vivere con Te gioie e dolori di tante battaglie politiche per il benessere dei nostri Connazionali all'estero!!!

lunedì 12 dicembre 2011

I rovinati da Berlusconi

Tanti amici abbandonati per strada, tantissimi nemici che ora non sanno più su che santo sparare
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Noi, noi che siamo stati rovinati da Berlusconi, noi che l’abbiamo sempre difeso, restando nei paraggi del suo largo ombrello, adesso che l’ha chiuso per consegnarsi mani e piedi a Pier Ferdinando Casini siamo come i cani. Costretti a roteare su noi stessi per acchiapparci la coda. E venirne a capo.
Noi, noi che siamo stati rovinati da Berlusconi, mentre lui ha scelto di dismettere la sua parte politica rovinando l’idea stessa di fazione, non possiamo che abbaiare alle nostre stesse natiche. Come si può essere, infatti, faziosi se quell’idea tutta italiana di guelfi e ghibellini, per tramite dei Pannunzio e dei Longanesi, arrivata agli Scalfari e ai Montanelli, deve adesso risolversi nello scoprire che sulla punta esatta della nostra conclusione (parlo di noi, noi che siamo stati rovinati da Berlusconi) abbiamo Emilio Fede, non certo un Indro Montanelli, rovinato pure lui, buonanima, costretto a passare alla storia come un comunista.
Uno che sceglie il campo delle libertà, uno che coglie l’occasione di riemergere dalla marea conformista prendendosi il passaggio di diciassette anni di berlusconismo – l’occasione buona per un punto di vista diverso – si rovina perché si ritrova marchiato da truffatore. Rosicchiamo, infatti, la coda che è il nostro inizio e la nostra fine e finisce che ci ritroviamo a masticare le memorie difensive redatte da avvocati – i furboni d’un tempo – diventati succhiasoldi (di suoi soldi) senza peraltro avergli mai fatto vincere una causa. Se non è una sceneggiatura da commedia all’italiana non è certo tragedia, tutto è parodia e quello che ci ritroviamo cacciato in gola è la coppola storta di don Verzé che nessuna mitezza di Sandro Bondi potrà mai rendere digeribile. I versi, appunto, sono stati fatti perversi dalla bottega politica e finirà che perfino Nichi Vendola dovrà rinunciare alla poesia – non sarà più possibile la miscela di poesia e politica – altrimenti rischierà di essere epigono, una sorta di Guido da Verona davanti a siffatto Gabriele D’Annunzio.
Noi, noi che siamo stati rovinati da Berlusconi non siamo soli nella disgrazia. Con noi, rovinati quanto noi, ci sono anche i suoi più rabbiosi nemici: sono quelli contro cui abbiamo incrociato le lame, sono i Roberto Benigni, i Fabio Fazio, ma anche i Michele Santoro, o gli amici del Fatto, quelli che con il loro fucile sempre carico devono sparare alle quaglie adesso che non c’è più Berlusconi. Devono accontentarsi di Mario Monti. Oppure farsi largo dentro il cortile della sinistra come hanno fatto l’altro giorno. Hanno messo in prima pagina Ezio Mauro, il direttore di Repubblica, come a farne una segnaletica. Era stato fotografato allo stadio accanto a Pier Francesco Guarguaglini, l’ex presidente di Finmeccanica, quello dalla liquidazione milionaria. Il direttore e il manager si sono ritrovati seduti accanto casualmente ed è sembrato un vecchio trucco quello del Fatto, uno degno del Sun inglese, della Bild tedesca, il giornalismo da prurito, o meglio ancora uno di quelli che faceva Jo Stajano, lo scandalosissimo primo trans d’Italia che si appostava accanto agli irreprensibili ministri cattolici per farsi fotografare e poi far scrivere ai giornali scandalistici: “Che ci faceva l’invertito Jo col ministro Clelio Darida?”.
Berlusconi, insomma, ha lasciato una grande fregatura a chi l’ha amato e a chi lo ha odiato ma a voler stabilire chi è più malandato – chi, più infelice, tra Augusto Minzolini o Roberto Saviano – è ovvio che sia il direttore del Tg1 quello messo male perché se Saviano potrà far conto sulla rendita aureolare, Minzolini che fu quel dio del taccuino retroscenista non riuscirà a rendersi credibile quando darà le notizie da Parigi, da New York o da qualunque luogo sceglierà di andare dopo la sua ovvia epurazione perché, poi, tutti, non guarderanno la Tour Eiffel o lo skyline dei grattacieli alle sue spalle ma solo e sempre – tutti – penseranno all’Enciclopedia Treccani. Quella che si teneva dietro nei suoi editoriali.
Noi, noi che siamo stati rovinati da Berlusconi, dovevamo capirla l’antifona quando già l’avevano dovuta capire i terzisti. Il mancato abbraccio con il mondo di Luca Cordero di Montezemolo, di Paolo Mieli, di Lamberto Dini, di Renato Ruggiero che fu ministro degli Affari esteri con Berlusconi per poi tagliarla lì, subito subito, è l’errore degli errori del berlusconismo. Tutto quel mondo presentabile che stava con lui di nascosto per vedere l’effetto che fa nel “vengo anch’io” non aveva che da aspettare un fischio per fargli da classe dirigente. Sono stati molto tentati e, pur vestiti di terzismo e di distacco, certamente l’hanno votato.
Certo, non volevano farsi fotografare con Silvio, giusto per non cadere nella trappola di Jo, ma gli editoriali di Piero Ostellino e di Pigi Battista, le aperture di credito di Sergio Romano (ma anche quelle di Mario Calabresi, direttore della Stampa, ben lieto di liberarsi di Barbara Spinelli, “pubblicata anche quando non eravamo d’accordo”), poco potevano quando, vedendosi sfilare sotto il naso gli Stracquadanio, le Brambilla e i Frattini, hanno rivisto un vecchio film, quello dove i compagni di cordata vengono trasformati in camerieri. Anche Mike Bongiorno se ne andò via da lui, se la filò con Fabio Fazio e perfino Mediaset, pupilla dei suoi occhi, perse smalto con lui regnante per conclamato conflitto d’interessi laddove l’interesse non deve essere qui inteso in termini di propaganda o di news drogate bensì in raccolta pubblicitaria. La battaglia per la pubblicità di un tempo, infatti, ai tempi gloriosi di Marcello Dell’Utri, non era rivolta contro i film d’autore ma per vincere la concorrenza e, ahinoi, hollywoodizzare l’Italia.
Arrivandogli le inserzioni in forza del ruolo, invece, ci si sedeva sul comodo, tutto era dovuto ed è perciò che si rovinavano le ballerine, si rovinava il meraviglioso Bagaglino, si rovinava il gareggiare con la Rai e chissà cosa diventerà poi quella formidabile macchina (finalmente liberata) col figlio, Piersilvio, formidabile di suo, che però si dedica un giorno sì e un giorno no a dichiarare al Corriere della Sera di voler assumere Giovanni Floris. Come se il povero Alessio Vinci, cui è toccato in eredità “Matrix”, fosse un arancio caduto a terra e non il campione strappato alla Cnn. Ecco, nel buttarsi a sinistra metterà Curzio Maltese alla direzione del Tg5.
E ci sarebbe da aprire il foglio del libro più scottante, quello dell’informazione, con tutta la pittoresca pletora della pubblicistica che s’è raccolta nei giornali di destra. O in tivù. Non senza i famosi “nuovi Santoro”. E la macchina del fango, poi, ridotta a cacchina: con quello straordinario scoop di Claudio Brachino sui calzini del giudice Mesiano.
Noi, noi che siamo stati rovinati da Berlusconi la smetteremo di raccontarcela in privato e prima o poi, anche il grandissimo Vittorio Feltri, riconoscerà che gli Angelucci – e stiamo dicendo gli Angelucci! – al confronto con tutta questa fiera delle improvvisazioni al ribasso, sembrano tanti Lorenzo de’ Medici.
Tutti pensano che Berlusconi abbia rovinato Marco Travaglio o Roberto Benigni (Sabina Guzzanti no, perché annoiava già da prima) ma non è così, anche Santoro troverà la strada per tornarsene in Rai. Quelli che si sono veramente rovinati sono quelli della struttura Delta (Mauro Masi, facciamo per dire, prima di Silvio, era stimato nell’ombra, prendeva premi, eccelleva) tutti quelli che si sono tinti i capelli come lui e noi, noi che l’abbiamo sempre difeso anche quando – rispetto al cane di cui sopra – noi che avevamo tutti i buoni motivi per dire: “Ma ‘u cani non è mio!”, siamo ro-vi-na-ti.
Noi, tutti noi coscientemente finiti in malora, ci siamo rovinati nel diventare macchiette e cosa dovevano essere allora i Sindona o lo stesso Riina per un Andreotti, ora che il furbo, per noi deve essere Valterino Lavitola?
Noi, tutti noi precipitati nella rovina, a suo tempo l’avevamo scritto, qui, sul Foglio, il lungo elenco di tutti quelli rovinati da Berlusconi. Un gran signore come Jas Gawronski, un analista della politica come Mimmo Mennitti, un filosofo come Lucio Colletti, un genio della tivù come Agostino Saccà e tutta un’infinita teoria di uomini, proclamati di volta in volta, “braccio destro”, ingoiati dall’oblio. Proviamo a farne i nomi… ecco, non ne ricordiamo uno. Forse Alessandro Meluzzi? Nel rovinio ci sono anche tutti quelli che sono mancati all’ultimo appuntamento, quelli come Roberto Antonione e Gabriella Carlucci (per un pelo anche Ghedini), danneggiati in finale senza neppure vantare il privilegio dell’estrema scilipotizzazione. E restare così – da rovinati – nel cuore di Berlusconi.
L’ultimo che gli resta da rovinare a Berlusconi è se stesso. Tutto cominciò con una frenesia a volte trattenuta, a volte sparata coi fuochi d’artificio. E in tema di fuochi non si può dimenticare quella prima campagna elettorale, Silvio Berlusconi contro Luigi Spaventa, collegio Roma centro, con gli amici che si raccomandavano con Duccio Trombadori di far votare bene la sua mamma. Votare Berlusconi alla Camera non era un problema. Al Senato c’era da votare per Giulio Maceratini, fondatore con Pino Rauti di Ordine Nuovo. E Duccio Trombadori, occhi al cielo, diceva: “Ma come faccio a dirglielo? Mamma è stata partigiana! Faceva la staffetta partigiana. Portava materiale clandestino all’hotel Flora!”.
Tutto proseguì nel finire del secolo scorso, il Novecento moriva dolcemente e alle signore s’alzavano i calcagni. Fabio Granata se ne partì per Arcore e si ritrovò nei prati di “una storia italiana” con tante hostess che gli facevano i test per il casting elettorale. Fece il suo ingresso in società Daniela Santanchè e con lei capitava di vedere, nei convegni dell’Italia che scende in campo, Paola Ferrari e Alba Parietti. Berlusconi vinse le elezioni e alla Camera, in Transatlantico, passò da lì Ignazio La Russa che si sentì chiedere da Luigi Sidoti, un deputato di Catania: “Gnazio! Un posto ‘na cultura ppi mia non c’è?”. Tanti diventarono parlamentari, si ritrovarono alla Camera tanti che non erano messi nel conto e tutta un’Italia mai rappresentata si ritrovò alla ribalta anche facendosi danni da sola in forza di ingenuità e per far passare tutto in cavalleria.
Tutto ebbe a proseguire e i colleghi dei grandi giornali dicevano, “insomma, scrivetelo un diario”. E, insomma, l’abbiamo fatto questo benedetto diario. Al Caffè della Pace, dietro piazza Navona, misero un cartello tipo “i signori fascisti sono pregati di accomodarsi altrove”. Si andava tutti al Rubirosa, c’era la buonanima di Pinuccio Tatarella, c’era Filippo Milone, l’attuale sottosegretario alla Difesa, che cantava benissimo (altro che Apicella) e c’era Italo Bocchino, il più lesto di noi, che riusciva a sedere a un tavolo vicino a quello di Paolo Berlusconi. C’era da farsi avanti, con Salvatore Sottile, al Secolo d’Italia compilavamo i questionari che Repubblica sottoponeva a Teodoro Buontempo. Alla domanda sull’autore di riferimento gli scrivevamo “Camille Paglia”. Teodoro ci diede soddisfazione perché poi se lo studiò bene bene “Sexual personae”, c’era proprio da farsi avanti e quando io, io che sto rileggendo il mio diario, dissi a Paolo Mieli di essermi formato sulla Nue e sul catalogo Einaudi giustamente ebbi in risposta un “ma che palle!”.
Tutto ebbe a proseguire perché tutti volevano il nuovo. Ebbi perfino una sbandata da think tank, una piccola ubriacatura liberale a forza di frequentare i convegni di Marcello Pera e sto scoprendo da quei vecchi quaderni che mi piaceva perfino Woody Allen – ne sono rinsavito a colpi di Martin Heidegger – solo che adesso, specie di questi tempi, con la barzelletta che s’è rovinata ogni reputazione, appena dico: “La sapete quella?” mi ritrovo guardato male e non posso rifugiarmi nell’avanspettacolo. Tutto è esaurito, tutto è cancellato.
Ma è l’epoca che interessa, non il privato, Berlusconi ha maneggiato la politica senza conoscerla, disprezzandola, ingaggiando gare col Corriere della Sera sulla conoscenza di tutto Luigi Sturzo, cui si paragonava, facendo man bassa col ghostwriter di turno. Tutto però è politico e la rovina è solo quella della weltanschauung – larga quanto si vuole, eccentrica quanto basta, arcitaliana nell’aspirazione – che non ha più avuto modo di accordarsi con questo qui, l’uomo del fare, che s’è svelato per l’uomo dell’io-io-io che non è proprio un raglio ma il muro invalicabile dove si sfascia ogni noi. E quando si va dal dentista ed entra l’igienista dentale, ecco, tutti, tutti noi, le controlliamo lo stacco di coscia. O il decolleté.
L’ultimo che gli resta da rovinare – l’ultimo amante da tradire – è se stesso. E anche chi non è stato né con Berlusconi né contro Berlusconi, a riprova che in Italia il né-né non è possibile, si ritrova rovinato. Anche chi non ne ha beneficiato viene marchiato. Anche noi né né. Appena ne parli male, ecco, “corre verso il carro del vincitore”. Quando ne parli bene, ecco, “lo stipendiato”. Mai una volta che si possa fare un esercizio di critica, e quindi, è chiaro: ecco, sono rovinato.
(di Pietrangelo Buttafuoco © - FOGLIO QUOTIDIANO)

domenica 13 novembre 2011

IL CAV. SILVIO BERLUSCONI SI E' DIMESSO

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12 Novembre 2011






Ha vinto la logica della gogna. Berlusconi è andato al Colle per rassegnare le dimissioni da presidente del Consiglio. Dopo avere approvato la legge di stabilità e di austerità è in procinto di avallare un governo tecnico e abbandonare la carta del voto subito. L'ufficio di presidenza del Pdl  ha dato il via libera a Monti mettendo, però dei paletti ben precisi. "La prima condizione - hanno spiegato al termine del vertice - è che il nuovo governo nasca su un programma ben definito e circoscritto: la realizzazione delle misure contenute nella lettera di impegni dell’Italia all’Europa".
"Il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, ha ricevuto oggi alle ore 21.00 al Palazzo del Quirinale il Presidente del Consiglio dei Ministri, onorevole Silvio Berlusconi, il quale essendosi concluso l'iter parlamentare di esame e di approvazione della legge di stabilità e del bilancio di previsione dello Stato ha rassegnato le dimissioni del Governo da lui presieduto". Lo ha detto il Segretario Generale della Presidenza della Repubblica, Donato Marra, al termine dell'incontro tra il Capo dello Stato e il Presidente del Consiglio. "Il Presidente della Repubblica - ha continuato il Segretario Marra - nel ringraziarlo per la collaborazione, si è riservato di decidere ed ha invitato il Governo dimissionario a rimanere in carica per il disbrigo degli affari correnti. Le consultazioni del Capo dello Stato si svolgeranno nella giornata di domani".
L'ufficio di presidenza del Pdl  ha dato il via libera a Monti mettendo, però dei paletti ben presici. "La prima condizione - hanno spiegato al termine del vertice - è che il nuovo governo nasca su un programma ben definito e circoscritto: la realizzazione delle misurecontenute nella lettera di impegni dell’Italia all’Europa". In secondo luogo il Pdl ha chiesto una "durata limitata nel tempo". "Altra condizione è che il nuovo premier una volta che sarà incaricato dal presidente della Repubblica dovrà incontrare la delegazione del Pdl per assumersi l’impegno sul programma ma, soprattutto, dovrà discutere con il Pdl la squadra di Governo", ha spiegato il partito di via dell’Umiltà ricordando che "non accetterà diktat o governi a scatola chiusa". Il centrodestra ha poi chiesto che "il futuro premier e i suoi ministri non dovranno, una volta terminato l’incarico di Governo, candidarsi alle prossime elezioni politiche". Per il Pdl, infine, la squadra del nuovo esecutivo dovrà essere "composta da tecnici".
Domani inizieranno le consultazioni del presidente della Repubblica. Nel pomeriggio l'Aula della Camera ha definitivamente approvato la Legge di stabilità. I voti a favore sono stati 380, i contrari 26, gli astenuti due. I deputati del Pd non hanno votato, l'Idv ha votato contro, l'Udc e Fli a favore. Tensioni in aula in precedenza dopo gli interventi di Dario Franceschini (Pd) e Francesco Cicchitto (Pdl), con i supporter del premier che gridavano "Silvio, Silvio", mentre i leghisti: "Elezioni, elezioni!". Dario Franceschini, in un discorso molto fazioso, ha detto: "Quanto tempo si è perduto. Quanto sarebbe stato diverso se il 14 dicembre dell'anno scorso quel voto fosse andato diversamente, non avremmo sprecato un anno. E di quelli che hanno causato quella situazione ci sono nomi e cognomi agli atti parlamentari, e non li dimenticheremo".
Subito dopo il voto il testo della legge è stato trasmesso a Palazzo Chigi dove il premier, Silvio Berlusconi, ha partecipato all'ultimo Consiglio dei ministri del Berlusconi IV. Il Cdm è durato circa mezz'ora, subito dopo il premier si è diretto al Quirinale, atteso dal capo dello stato per le dimissioni ufficiali.
Il leader della Lega, Umberto Bossi, lasciando Montecitorio ha detto: "Andremo all'opposizione. Come si fa a sostenere un governo che farà portare via tutto, che privatizzerà le municipalizzate''. E poi, sulla coalizione con il Pdl di Berlusconi: "Rompere con Berlusconi? Vedremo".
Intanto il probabile prossimo presidente del Consiglio, Mario Monti, oggi ha incontrato il neo presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, insieme al suo vice Enrico Letta a Palazzo Giustinani. Poi c'è stato l'incontro a Palazzo Chigi fra Monti e il premier Berlusconi, durato oltre 2 ore, al quale erano presenti anche il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e il segretario del Pdl, Angelino Alfano. In questa sede Monti avrebbe ottenuto il via libera da parte del premier al nuovo governo. Poi Monti ha incontrato il leader dell'Udc, Pierferdinando Casini.

domenica 25 settembre 2011

Domenico Nania: "Andare subito al voto in Sicilia"

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Lo ha detto il Coordinatore del PdL nell'Isola. "Lombardo non ha rispettato il voto dei cittadini, portando al governo chi aveva perso le elezioni"
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"La prima immoralità politica è non rispettare il voto degli elettori. Questo ha fatto Raffaele Lombardo che ha portato al governo chi ha perso le elezioni, chi lo insultava e lo umiliava definendolo il peggio del peggio. Bisogna riconsegnare la Sicilia ai cittadini". Lo dice il senatore Domenico Nania, coordinatore del Pdl in Sicilia, a margine della convention a Sciacca di "Generazione 30", i giovani del partito delle Libertà.

Guarda il video dell'Elefantino a Tv Talk

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lunedì 19 settembre 2011

La lettera inviata da Silvio Berlusconi al Foglio di Giuliano Ferrara

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Caro direttore,
è vero, come Lei scrive, che il mio comportamento, così come descritto dai giornali in questi giorni, appare scandaloso. Ma il mio comportamento non è stato assolutamente quello che viene descritto ed io Le confermo, come ho già avuto modo di dirLe, che non ho fatto mai nulla di cui io debba vergognarmi. E' invece, per fare un esempio, del tutto inaccettabile e addirittura criminale che persone che sono solo state presenti a mie cene con numerosi invitati siano marchiate a vita come “escort”. Mi dispiace anche, per fare un altro esempio, dei falsi pettegolezzi che sono stati creati grazie ai soliti brogliacci telefonici sulla signora Arcuri, che è stata invece mia ospite inappuntabile in Sardegna e a Palazzo Grazioli.
Non ho affatto intenzione di respingere una richiesta di testimonianza, che è mio interesse rendere, tanto che ho già inviato una dichiarazione scritta ma che ha, così come congegnata, l’aria di un trappolone politico-mediatico-giudiziario. Pretendo però come ogni cittadino che i magistrati rispettino anche loro la legge. Da tre anni sono sottoposto a un regime di piena e incontrollata sorveglianza il cui evidente scopo è quello di costruirmi addosso l’immagine di ciò che non sono, con deformazioni grottesche delle mie amicizie e del mio modo di vivere il mio privato, che può piacere o non piacere, ma che è personale, riservato e incensurabile. Il problema però è che da tre anni è in atto un mascalzonesco tentativo di trasformare la mia vita privata in un reato.  Ed è questo uno scandalo intollerabile da parte di un circuito mediatico e giudiziario completamente impazzito di cui nessuno sembra preoccuparsi e di cui nessuno si scusa.
Questo incommensurabile scandalo non riguarda solo me. Decine, centinaia di persone sono esposte al ludibrio e al linciaggio, senza alcuna remora sia quando si tratti di gente comune o di personalità della vita pubblica e di questioni di bottega domestica sia perfino quando si tratti di vicende che determinano lo status del Paese sulla scena internazionale. Non è mai successo prima.
 Nessun uomo di Stato è stato fatto oggetto di una aggressione politica, mediatica, giudiziaria, fisica, patrimoniale e di immagine come quella a cui sono stato sottoposto io. È un trattamento inaccettabile, che si accompagna a una campagna di delegittimazione che punta a scardinare il funzionamento regolare delle istituzioni per interessi fin troppo chiari. La campagna si è intensificata quando ho vinto le elezioni per la terza volta, quando il sistema è stato semplificato e reso più trasparente in senso bipolare, quando si è capito che era alle porte una legislatura aperta alle riforme necessarie alla crescita di questo Paese e alla sua modernizzazione. Missione difficile per la quale ho cercato di mettere in campo gente nuova, estranea ai vecchi giochi dell’establishment, gente giovane e votata al “fare”. Questa campagna non è mai finita, si è nutrita di attacchi a me, al mio partito, ai miei uomini, ai miei ministri, alla generazione di giovani che ho promosso in politica, e si è sparso su tutti il magma eruttivo dello scandalismo per ridurre in cenere una alta popolarità e una grande speranza. Sfruttando ogni aspetto della mia vita privata e della mia personalità, cercando di colpirmi definitivamente con mezzi diversi da quelli della critica politica e della verifica elettorale.
Lei dice bene: Berlusconi è uno scandalo permanente, perché è scandalosa la pretesa di governare stabilmente un Paese con il mandato degli italiani, è scandaloso che un imprenditore rubi il mestiere a una classe politica fallimentare, è scandalosa la pretesa di fronteggiare la grande crisi mondiale con mezzi e con propositi diversi da quelli tradizionali. Ho presentato il mio governo alle Camere nel 2008 chiedendo uno sforzo comune per la crescita e proponendo una fase nuova e pacificata nella vita nazionale dopo le drammatiche divisioni del passato e l’imbarbarimento del linguaggio e dei metodi politici. Ho cercato di fare il mio dovere e di riunificare il Paese, come con il discorso di Onna il 25 aprile. Ho ammonito tutti, nel gennaio di quest’anno, sulla necessità di arrivare alla primavera-estate, mentre nuove regole e parametri incombevano sul sistema finanziario europeo e mondiale, con la più grande frustata della storia al cavallo dell’economia.
Non tutto quello che in politica si vuole è poi possibile ottenerlo, e non nego anche miei possibili errori. Ma l’obiettivo di distruggere un uomo politico e una leadership, usando mezzi impropri e di dubbia legalità, come ha fatto e fa il circuito mediatico-giudiziario, costituisce un tentativo che sa di profonda, radicale ingiustizia e che va combattuto per la libertà di ciascuno di noi.
Io non mollo, caro direttore. Per quanto lo spionaggio sistematico e l’accanimento fazioso mi abbiano preso di mira, e con me vogliano arrivare a pregiudicare l’autonomia e la sovranità del Parlamento e del popolo elettore, c’è ancora in questo Paese, in questa Italia che amo e che è stata divisa da una partigianeria senza principi, un’opinione pubblica, un insieme di persone e di gruppi leali allo spirito repubblicano, una maggioranza di italiani che non sono disponibili ad avventure e a nuovi ribaltoni decisi nei salotti, nelle redazioni e in certi ambienti giudiziari.
Il mio appello è a tutte le persone e le forze responsabili, e non deriva da interesse personale. È un appello in nome dei valori di libertà, di autonomia e di indipendenza dell’individuo di fronte allo Stato, un monito che viene raccolto ogni giorno da molti e il cui frutto sarà pronto per il giudizio dei cittadini quando si terranno, nel 2013, le prossime elezioni politiche.
Alcuni circoli mediatico-finanziari anglofoni mi hanno giudicato inadatto a governare l’Italia ma gli italiani sono stati di diverso parere, e ho dalla mia, dal tempo in cui entrai in politica, risultati che saranno scritti nei libri di storia. Saranno ancora una volta gli italiani, e poi gli storici, a dare il loro giudizio su un Paese in cui si fanno centomila e poi altre centomila intercettazioni ancora per devastare attraverso i media il lavoro quotidiano di chi ha avuto l’investitura democratica per guidare l’Italia in questi anni difficili.
Silvio Berlusconi

lunedì 15 agosto 2011

La manovra per mettere in sicurezza i conti pubblici e raggiungere il pareggio di bilancio

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La manovra approvata dal governo il 12 agosto 2011, per mettere defintivamente al sicuro l’Italia e garantire il pareggio di bilancio dal 2013 si compone di tre parti: riduzione dei costi degli apparati burocratici e politici, interventi per lavoro sviluppo e finanza pubblica. La manovra non prevede tagli per sanità, scuola, ricerca, cultura, 5x1.000, edilizia carceraria.

A. RIDUZIONE DEI COSTI DELLA POLITICA
  1. Riduzione e accorpamento di Province sotto i 300.000 abitanti o fino a 3.000 km quadrati di superfice e corrispondente soppressione delle Prefetture e di tutti gli uffici corrispondenti. Il taglio sarà effettutato in base la censimento previsto nel 2012. La stima è di un taglio tra le 29 e le 35 province.
    Le province che rimarranno avranno dimezzati il numero dei consiglieri e degli assessori.All’abolizione delle province secondo i criteri della popolazione e della superficie va aggiunto l’effetto dell’istituzione delle 10 città metropolitane destinate a sostituire altrettante province, previste dal federalismo fiscale.
    Inoltre va ricordato che il governo aveva già ridotto del 20% il numero dei consiglieri provinciali e degli assessori provinciali, a partire dalle recenti elezioni della scorsa primavera.
  2. Accorpamento dei piccoli comuni, sotto i mille abitanti, che sono circa 1.500. I cittadini sceglieranno solo il sindaco, che svolgerà le funzioni prima assegnate agli assessori. Il provvedimento porterà alla riduzione di quasi 50 mila cariche politiche.
  3. Riduzione del 20% dei consiglieri regionali e conseguente riduzione degli assessori e degli stipendi. Istituzioni dei revisori dei conti anche per le Regioni.
    Alla fine del processo, il rapporto tra popolazione e rappresentanti sarà di uno ogni 1.100 cittadini: attualmente il rapporto è di un eletto ogni 428 cittadini.
  4. Incompatibilità del ruolo di parlamenatre con quello di sindaco o di presidente di provincia.
  5. Ridotta del 50% l’indennità per i parlamentari che hanno un reddito uguale a quello percepito come parlamentare.
  6. Raddoppiato il contributo di solidarietà per i parlamentari: sarà del 10% tra 90 e 150.000 euro e del 20% sopra i 150.000. Inoltre per i parlamentari il contributo non sarà deducibile dalla tasse.
    Va inoltre ricordato il disegno di legge costituzionale approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso 21 luglio, che prevede il dimezzamento del numero dei parlamentari e dal gennaio 2011 gli emolumenti dei parlamentari erano già stati tagliati di 1.000 euro al mese e quelli dei ministri del 10% dal maggio 2010.
  7. Politici, amministratori pubblici, dipendenti dello Stato e componenti di enti, potranno volare solo in classe economica.
  8. Ulteriore taglio di 12 miliardi alle spese per il funzionamento dei ministeri e degli enti locali.
  9. Abolizione del Sistri, il sistema per la tracciabilità dei rifiuti
  10. Ridimensionamento del Cnel, che passa da 121 a 70 componenti.
  11. Saranno soppressi tutti gli enti pubblici cone meno di 70 dipendenti. 
B. LAVORO E SVILUPPO
  1. Privatizzazioni e liberalizzazioni dei servizi pubblici locali. Il governo sta studiano ipotesi di nuove privatizzazioni. Il decreto prevede incentivi per gli enti locali che collocano sul mercato le società da loro controllate.
  2. Contro il lavoro nero, viene limitato l’abuso dei tirocini e viene introdotto il reato di caporalato con le relative sanzioni.
  3. La contrattazione aziendale potrà stabilire anche in deroga ai contratti nazionali tutto ciò che definisce l’organizzazione della produzione e del lavoro, dall’orario di lavoro al mansionamento, dai rapporti lavoro fino al licenziamento senza giusta causa, con l’esclusione dei licenziamenti discriminatori.
    La norma risponde alla sollecitazione della Banca centrale Europea e rafforza la contrattazione di prossimità, quella aziendale e quella territoriale, senza toccare i minimi contrattuali nè modificare alcuna legge in materia di lavoro e nessun articolo dello Statuto dei Lavoratori, compreso l’articolo 18.
  4. Nuovo giro di vite contro l'evasione fiscale. Si arriva fino alla sospensione dell'attività per chi non emette scontrini e fatture. Tracciabilità dei pagamenti: il limite per le transazioni in contanti è ridotto a 2.500 euro.
    Va ricordato che la lotta contro l'evasione fiscale portata avanti dal governo Berlusconi ha prodotto la cifra record di 33,6 miliardi di evasione euro riscossi nel biennio 2099-2010. 
    Nei primi mesi del 2011 la lotta all’evasione ha fruttato altri 3,1 miliardi, il 12,5% in più rispetto al primo trimestre 2010.
  5. Le festività civili non saranno più celebrate nella data in cui cadono ma nella domenica precedente o seguente, come avviene negli altri Paesi europei. Il recupero di questi giorni lavorativi dovrebbe portare ritorni positivi sulla nostra economia.
C, FINANZA PUBBLICA
  1. Reintroduzione della Robin Hood tax sul settore dell’energia. Essa consiste in un aumento del 4% dell’imposta sul reddito della società del settore energetico, con ricavi superiori a 10 milioni di euro e reddito imponibile a oltre un milione di euro. Sarà applicata per i tre periodi d’imposta successivi a quello in corso al 31 dicembre 2010.
    Il Governo stima un gettito di due miliardi di euro. In questo caso i 12 miliardi di tagli previsti sia per ministeri ed enti locali scenderebbero a 10. La prima edizione (2008) della Robin Tax è servita a finanziare interventi sociali come la Social Card per i meno abbienti.
     
  2. Contributo di solidarietà. Sarà del 5% per i redditi sopra 90.000 euro e del 10% sopra 150.000 per tre anni, avra’ effetto a partire dal 2011 e sara’ deducibile dal reddito. Il prelievo riguarderà, con lo stesso tetto, anche i lavoratori autonomi a partire dal 2012 e farà ovviamente riferimento al reddito dell’anno precedente.
    Va ricordato che questa norma era già in vigore dal 2010 per i dirigenti pubblici: inoltre per i parlamentari il contributo di solidarietà è raddoppiato.
  3. Nuova tassazione delle rendite. Un’unica aliquota al 20% come tassazione sulle rendite finanziarie e sui conti correnti bancari, esclusi i titoli di Stato, che rimangono tassati al 12,5%.
  4. L’equiparazione dell'età per la pensione tra donne e uomini, attraverso l'innalzamento progressivo dell’età pensionabile delle donne lavoratrici dipendenti del settore privato viene anticipato al 2016 (invece che al 2020).
    Questo intervento completa la riforma del sistema pensionistico italiano e lo rende uno dei più saldi d'Europa.
  5. La legge delega per la riforma dell'assistenza sociale sarà anticipata al 2011 e dispiegherà i suoi effetti già nel 2012 (con un risparmio di 4 miliardi, che diventeranno 17 nel 2013). Sarà messo a punto un nuovo “indicatore del bisogno” più severo per l'accesso alle prestazioni dell'Inps, saranno rivisti i criteri per le pensioni di invalidità e gli assegni di reversibilità.
    Va ricordato che contro i falsi invalidi il governo sta attuando un piano straordinario di 800.000 controlli (2009-2012). Nel 2010 sono state revocate il 23% delle pensioni oggetto di verifica.
  6. Prolungato da 6 a 24 mesi il periodo per la percezione della liquidazione per i dipendenti delle pubbliche amministrazioni che vanno in pensione in anticipo, usando il meccanismo della pensione di anzianità.
  7. Sarà più facile trasferire i dipendenti pubblici se l’amministrazione ha una esigenza in questa direzione. Inoltre le tredicesime dei dipendenti pubblici potranno essere pagate in tre rate annuali posticipate in presenza di uno scostamento rilevante dagli obiettivi di efficienza previsti per l'anno di riferimento.
  8. Aumenta l’accise sui tabacchi ed è prevista la possibilità di attivare nuovi giochi e lotterie, con un gettito previsto di 1,5 miliardi.

sabato 13 agosto 2011

Ecco l'elenco delle Province che rischiano di sparire

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Questo l'elenco delle 36 province sotto i 300mila abitanti, comprese quelle delle regioni a statuto speciale, che rischiano di sparire in base alla norma contenuta nella bozza della manovra approvata dal Consiglio dei Ministri.
Accanto il numero degli abitanti, tra parentesi il partito del presidente della provincia: 18 del Pd, 12 del Pdl, 4 della lega, e uno ciascuno di Mpa e Sel.
Ascoli Piceno: 214.068 (Pdl)
Asti: 221.687 (Pdl)
Belluno: 213.474 (Lega)
Benevento: 287.874 (Pd)
Biella: 185.768 (Lega)
Caltanissetta: 271.729 (Mpa)
Campobasso: 231.086 (Pdl)
Carbonia-Iglesias: 129.840 (Pd)
Crotone: 174.605 (Pdl)
Enna:172.485 (Pdl)
Fermo:177.914 (Sel)
Gorizia:142.407 (Pd)
Grosseto:228.157 (Pd)
Imperia:222.648 (Pdl)
Isernia:88.694 (Pdl)
La Spezia:223.516 (Pd)
Lodi:227.655 (Lega)
Massa Carrara: 203.901 (Pd)
Matera:203.726 (Pd)
Medio Campidano:102.409 (Pd)
Nuoro:160.677 (Pd)
Ogliastra:57.965 (Pd)
Olbia Tempio: 157.859 (Pdl)
Oristano: 166.244 (Pdl)
Pistoia: 293.061 (Pd)
Prato: 249.775 (Pd)
Rieti: 160.467 (Pd)
Rovigo: 247.884 (Pd)
Savona: 287.906 (Pdl)
Siena: 272.638 (Pd)
Sondrio: 183.169 (Lega)
Terni: 234.665 (Pd)
Trieste: 236.556 (Pd)
Verbano-Cusio-Ossola: 163.247 (Pdl)
Vercelli: 179.562 (Pdl)
Vibo Valentia: 166.560 (Pd).

(Fonte: Ansa)

domenica 31 luglio 2011

Angelino Alfano - Lettera aperta agli elettori del PdL

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Ora che posso finalmente dedicarmi a pieno titolo e completamente a svolgere il ruolo di segretario politico ho deciso di rivolgermi a ciascun sostenitore del Popolo della Libertà per condividere la rotta che intendo seguire.
Scusa se non sarò breve…ma è la prima volta che vi scrivo.
Come ho più volte detto in queste settimane, valori, organizzazione e attività di governo sono le fondamenta sulle quali dobbiamo costruire e preparare la vittoria alle elezioni politiche del 2013. 
Una vittoria che non vale per se stessa ma è lo strumento attraverso il quale completare le tante riforme che stiamo attuando in questi anni, gli interventi per superare compiutamente la crisi globale della quale siamo stati e siamo colpiti, superare definitivamente alcuni storici ritardi accumulati dal nostro Paese.
In politica, come nella vita, senza una meta non si va da nessuna parte. I nostri valori indicano la nostra meta. Sono quelli che il presidente Berlusconi ha sempre indicato fin dalla sua discesa in campo nel gennaio 1994 e vanno oltre di noi perché esistono prima di noi e continueranno a essere dopo di noi, in quanto sono il fondamento della nostra civiltà, quella legge naturale scritta nel cuore di ogni essere umano: la dignità della persona, il rispetto della vita, la famiglia, la difesa e la promozione della libertà in tutti i settori, l’attenzione verso i più deboli, quel principio di sussidiarietà che significa riconoscere e valorizzare le forze vitali della società e far fare allo Stato unicamente i compiti che servono a promuovere il bene comune. 
Senza il costante riferimento e approfondimento di questi valori e della loro possibile declinazione in concreta attività di governo, la politica degenera in mera gestione del potere, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. I politici si chiudono in un circuito autoreferenziale tra Palazzo e mass media che, questo sì, merita il disprezzo dei cittadini, che finiscono con il sentire la politica lontana, inutile, ostile. Non è questa la politica che vogliamo, non è questa la politica per la quale siamo in campo.
Per essere capaci di attingere a piene mani alla forza che viene dalla consapevolezza di sapere chi siamo, ho chiesto a Sandro Bondi di essere il promotore di una costante riflessione sulle nostre radici valoriali e di diffonderla a partire dal prossimo autunno sul territorio e on line. 
Il primo passo per organizzare il PDL consiste nel dotarlo di regole che siano in grado di farne una casa accogliente, aperta a tutti. Dal 28 luglio ha iniziato il proprio lavoro il “Gruppo delle regole”, composto da personalità della nostra classe dirigente. Lavoreranno bene e completeranno il loro incarico entro il 30 settembre. Tuttavia, poiché mi sono impegnato lo scorso primo luglio a costruire un partito aperto, capace di ascoltare i suggerimenti del nostro popolo, d'accordo con il presidente Berlusconi abbiamo deciso di coinvolgere da subito anche i nostri sostenitori. 
Da lunedì 1 agosto fino a giovedì 15 settembre, tutti coloro che lo vorranno potranno mandare il loro suggerimento per quanto riguarda modalità di iscrizione, di partecipazione al voto, di celebrazione dell'election day del PDL e dei congressi provinciali, lasciando il loro messaggio nella pagina appositamente creata nel sito nazionale del PDL e in forzasilvio.it. Tutti i suggerimenti pervenuti saranno letti e vagliati dai componenti del "Gruppo delle regole”, come è giusto che avvenga.  
Infine, ritengo sia fondamentale che ciascuno di noi conosca e diffonda le tante cose positive fatte dal governo. Lo dobbiamo fare, in primo luogo perché non possiamo accettare che il giudizio sulla nostra storia sia dato dai nostri avversari: il primo modo per evitarlo è sapere cosa abbiamo fatto e sfuggire così alla trappola del tutto va male, di un pessimismo che cancella la speranza e toglie vigore, passione e responsabilità.
L’ho già detto e lo ripeto: abbiamo fatto tutto quello che volevamo fare per la nostra Italia? No. Abbiamo fatto e stiamo facendo tutto il possibile, nella situazione che ci troviamo ad affrontare, una situazione inedita, con il mondo continuamente sull’orlo del tracollo: se solo poco tempo fa qualcuno avesse mai parlato della possibilità che gli Stati Uniti potessero dichiarare fallimento (con tutto quello che ne conseguirebbe per l’economia mondiale) lo avremmo preso per pazzo. Eppure da settimane proprio di questa eventualità ci troviamo a dibattere. Viviamo tempi inediti per la storia del mondo e in questi tempi l’Italia sta facendo la parte che le compete.
Lo fanno in primo luogo le famiglie e le imprese, che, nonostante tutto, non demordono, vanno avanti, lottano, con la capacità tipica di noi italiani di trarre il meglio da noi stessi proprio quando la situazione è più complicata. Lo fa anche il governo. Ci siamo dati da qui a fine legislatura l’obiettivo di approvare tre grandi riforme: istituzionale, fiscale e della giustizia, nonché il Piano per il Sud. 
Queste riforme si uniscono a quelle già in essere e in via di completamento: scuola, università, federalismo fiscale, pubblica amministrazione e servizi on line, pensioni, giustizia civile, codice antimafia, codice del turismo. A questo sommario elenco vanno aggiunte tutte le misure anticrisi messe in campo per le famiglie, i lavoratori e le imprese e, fondamentale, la messa in sicurezza dei conti pubblici, senza la quale il nostro paese avrebbe rischiato il fallimento.
Di questo tutti noi del Popolo della Libertà dobbiamo essere consapevoli e orgogliosi. Per aiutarci in questo compito ti invito a leggere e diffondere on line e non solo il pregevole “Tre anni dopo. Le principali realizzazioni del governo Berlusconi”, pubblicazione che trovi in forzasilvio.it, nel sito nazionale www.pdl.it e da lunedì nella pagina facebook di Silvio Berlusconi.
Valori, organizzazione, governo. C’è però un quarto ingrediente, che è il lievito che anima tutto ciò: la passione e il desiderio di fare qualcosa di bello non solo per sé, ma per gli altri. Se hai questa passione, questo entusiasmo dentro di te, sappi che io ci sarò. 
Passione ed entusiasmo, per combattere ogni giorno la battaglia contro il cinismo e la rassegnazione, nonostante tutto e nonostante tutti, come ci insegna il Presidente Silvio Berlusconi.
Conta su di me, come io conto su di te per lavorare insieme ed essere all’altezza della responsabilità che abbiamo nei confronti di tutti gli italiani. Con il tuo sostegno e con quello di tutti coloro che con te e con me credono nel compito che dobbiamo realizzare nel nostro Paese.
Io credo che ce la faremo!
Tuo Angelino Alfano 

giovedì 28 luglio 2011

Angelino Alfano lancia una Costituente Popolare

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Partire “dai valori e dalle idee”. A settembre la Costituente Popolare per riunire tutti i moderati italiani. Il progetto è del segretario politico del PdL, Angelino Alfano, che lo ha presentato insieme agli ex finiani, Adolfo Urso, e Andrea Ronchi.
Ad Andrea Ronchi, ex ministro Fli delle Politiche Comunitarie Alfano assegna “un posto nel board del Ppe a Bruxelles ed il ruolo di responsabile organizzativo del progetto costituente”. Ad Adolfo Urso, anch’egli in uscita da Fli, “il compito di coordinare le sei fondazioni già riconosciute dal Ppe (Fare Futuro, Magna Charta, Liberal, Res Publica, Fondazione Sturzo, Popolari Europei di Franco Frattini) elaborando le tesi fino ad un documento unitario”.
Il documento unitario è, per il neo segretario del PdL “un seme gettato nel campo moderato italiano, lavorando su valori ed idee e sperando che possa nascere un germoglio di unita” prima possibile ma senza il vincolo temporale delle elezioni 2013. Un progetto che non aspetta risposte immediate ma si rivolge ancora ad Udc e Fli perché, dice Alfano “La storia di Casini è tutta dentro la tradizione del popolarismo europeo e anche Fini ha di recente aderito ai valori del Ppe, quindi è naturale che ciò che è unito dai valori in Europa non sia diviso dalla politica in Italia”.
E una prospettiva, dice ancora Alfano, che include Silvio Berlusconi “che ha vinto nel 2008 e ha diritto di governare fino al 2013 e che si è posto come obiettivo politico quello di unire i moderati in Italia” essendo “inaccettabili le pregiudiziali antiberlusconiane, che non hanno portato fortuna alla sinistra e che invitiamo Udc e Fli a rimuovere”.
La prima tappa è dunque il ventesimo congresso del Ppe a Marsiglia a dicembre, dove Alfano spera di arrivare con un documento unitario delle 6 fondazioni già riconosciute dal Ppe in Italia, che già lavorano in accordo con tante altre ancora non riconosciute “in network con i moderati europei”.
“Oggi - spiega Alfano - è un giorno di semina non di raccolta. Non riteniamo debbano esserci risposte immediate e non abbiamo nelle elezioni del 2013 un vincolo temporale, perchè se così fosse il percorso apparirebbe strumentale. Noi seminiamo, parliamo di valori e non di organigrammi, di idee e non di poltrone. Il raccolto arriverà quando sarà maturo”.
“La costituente italiana per il Ppe - dice Ronchi, che ne sarà responsabile organizzativo e la rappresenterà in Europa - non era uno slogan lanciato da Alfano nel suo primo giorno da segretario. Oggi prende corpo e cammina. Vogliamo ricreare la casa dei moderati europei, ricucire con gli strappi che ci sono stati, includere e non escludere. Mettiamo il primo mattone per costruire l’attico del nuovo centrodestra italiano”.
“A Ronchi, abilissimo ministro delle Politiche Europee - aggiunge Alfano - devolviamo uno di posti del Pdl nel board del Ppe, che si riunisce a Bruxelles ed è l’organismo di direzione politica del Ppe”.
Insieme a Giovanni Collino e Pippo Scalia in conferenza stampa, Urso spiega: “ci piacciono le sfide difficili, e abbiamo colto l’opportunità che ci ha dato Alfano nel giorno del suo insediamento come segretario del Pdl per una Costituente Popolare in Italia, sfida difficile ma necessaria anche per costruire un bipolarismo maturo. Si parte dal lavoro culturale delle fondazioni per realizzare il documento unitario per il congresso di fine anno a Marsiglia, si andrà avanti con altri progetti”.
Si parte quindi con oltre tre mesi di lavoro davanti, per arrivare al congresso del Ppe, e si procederà di concerto con il vicepresidente della Commissione Antonio Tajani ed il capogruppo della delegazione Pdl al Ppe Mario Mauro.

domenica 30 gennaio 2011

Senza Berlusconi? Si può vivere, ma non proviamoci

Oggi inizia la collaborazione di Giuliano Ferrara con "Il Giornale". Il primo editoriale: "Siamo tutti un po' in mutande, ma il Cav ha ancora una risorsa che gli altri non hanno: il consenso dei cittadini".
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La destra può fare a meno di Berlusconi. Per quanto amico della nipote, il Cav non è Mubarak. Mi spiego. I nemici più accaniti del Cav godono, e si capisce perché, nel diffondere l’idea che dopo di lui sarà il diluvio, tutto si sfascerà, di questi anni non resterà pietra su pietra. È vero, come dice Luciano Violante, che mentre Craxi era figlio del sistema dei partiti firmatario della Costituzione del 1948, Berlusconi è il padre del sistema maggioritario nato nel 1994, del suo concreto modo di funzionare, della nuova Costituzione materiale in base alla quale oggi in Italia gli elettori scelgono il governo e chi lo guida, e hanno un rapporto diretto di mandato con i loro capi.
Però questo non vuol dire che il giocoliere galante di Arcore sia un caudillo sudamericano nelle mani di una plebe adorante e vociante, uno incapace di formare una classe dirigente se non di plastica. Le rancorose oligarchie di un certo giro mondano puntano su questa rappresentazione della realtà perché, se Berlusconi fosse soltanto un simbolo irrazionale, un idolo, invece che un uomo di Stato un po’ particolare, abbatterlo alla fine sarebbe più facile, specie con l’aiuto delle Procure militanti e dei media d’assalto. Una volta eliminato il simbolo, il nuovo potere ingrasserebbe nella desertificazione della destra italiana. Parlo di una destra riformatrice, antifiscale, antistatalista, popolare e liberale, ché la destra immobilista e illiberale è ben radicata nella foresta pietrificata della sinistra.
Tolto Berlusconi, in un modo o nell’altro, Letta, Tremonti, Alfano, la Gelmini, Maroni, e molti altri potrebbero benissimo formare una squadra, guidare un governo, formulare un programma, tenere insieme una coalizione politica, rappresentare il Paese. Non mancano esperienze collaudate, talenti, rigore e intelligenza, insieme a tanti e vistosi difetti, nell’armata civile messa insieme dall’imprenditore fattosi politico. Perfino la canzoncina pidiellina in stile nordcoreano, se non sbaglio, recita «meno male che Silvio c’è» e non «se Silvio non ci fosse tutti a casa».
Perché dico queste cose? Perché penso che Berlusconi è agli sgoccioli o perché auspico che si ritiri a vita privata? No. Siamo tutti un po’ in mutande, ma il presidente del Consiglio ha ancora risorse politiche, la principale delle quali è quella che scarseggia tra i suoi numerosi e agguerriti nemici: il consenso dei cittadini. Bisogna riconoscere, certo, che ci sono stati momenti più spensierati di questo. E allora? Deve imbarcarsi per Antigua? No, proprio no. Credo, al contrario, che debba impegnarsi fino in fondo anche in questa complicata battaglia, mostrando anche al suo popolo di sapere che una leadership carismatica non è un totem intorno a cui danzano orde selvagge. La brutale esposizione della vita privata del Cav da parte di un circo di guardoni travestiti da moralisti ha ferito lui e chiunque lo sostiene senza fanatismi devozionali. Ma alla fine quello è e resta un circo di guardoni, e il tipaccio che ha rivoluzionato venti o trent’anni della nostra storia democratica invece è, e deve dimostrare di essere, non il padrone solitario di una tifoseria ma l’espressione di un’altra Italia, di un’altra idea di società e di politica incarnata in una band of brothers senza complessi di inferiorità («We few, we happy few, we band of brothers», dall’Enrico V di William Shakespeare).
Berlusconi non ha bisogno della vita pubblica, d’altra parte. Non finirà mai in galera, quale che sia la sua posizione in futuro, se queste sono le risibili accuse che lo riguardano. I capi di imputazione rimbombano e sembrano materia esplosiva perché l’indagato o imputato è il conquistatore del Paese, l’ingombro da rimuovere per i sepolcri imbiancati dell’establishment, il sorridente e surreale decano del G20 con abitudini da produttore di Hollywood. Ma se fosse il cittadino Berlusconi, di quelle accuse riderebbe chiunque. Quel mattocchio liberale che i piacioni amano odiare la sua parabola l’ha già compiuta, e nei prossimi cinquant’anni leggende e libri di storia parleranno variamente di lui, non delle figure tremule che lo contrastano istericamente. Berlusconi deve resistere per impedire la vittoria del partito della patrimoniale e della restaurazione, che è insidiosamente trasversale; e anche per eleganza (non si può darla vinta ai guardoni, non è decente), ma non per rabbia, non per tigna, non per ritorsione. È la politica che sembrerebbe ancora aver bisogno di lui, non lui della politica.
P.S. Scalfari sull’Espresso civetta un po’ con me e poi mi dice che devo provare vergogna. Mi sono sforzato ma non ci riesco, mi spiace. Se però lui o il suo Peppe D’Avanzo volessero farsi una bella chiacchierata in televisione con me, evitando naturalmente postriboli televisivi e fumerie d’oppio, sono disponibile. Vediamo chi arrossisce e, se mi è permessa una innocente guasconata, glielo do io il bunga bunga.
(Giuliano Ferrara - Il Giornale)

giovedì 20 gennaio 2011

Le riflessioni sul "caso Ruby" di Francesco Bardelli

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Siamo alle solite. La sinistra, non avendo più argomenti per battere Berlusconi, si affida ai magistrati amici, ed i magistrati rossi, non avendo più argomenti neanche loro, si affidano a Ruby. Ma si può, dico io, essere caduti così in basso? I signori della sinistra non hanno ancora capito che più rovistano nel torbido della vita privata del premier (che non è un santo), più gli italiani danno ragione e sostengono quest’ultimo. Non hanno che ergersi a paladini della moralità e dei buoni costumi è un’arma impropria e controproducente perché gli italiani, che non sono né stupidi, né bacchettoni, simpatizzano più per una persona che cerca di divertirsi un po’ nella sua vita privata, piuttosto che per i novelli giudici della Santa Inquisizione, che pontificano su tutto senza averne alcun titolo. Ma quali sono gli argomenti politici, i programmi di governo, le proposte alternative che porta avanti la sinistra a parte Ruby, Noemi, D’Addario, i gay-pride e Vendola? Forse che loro sono così “santi” da non avere mai avuto a che fare con chi esercita il mestiere più antico del mondo? Vorrei a questo proposito ricordare le vicende di Marrazzo e Sircana, che preferiscono i trans alle belle ragazze. E’ forse un delitto cercare la compagnia di compiacenti e disponibili ragazze, che certamente delle sprovvedute non sono? Ricordo che la signora D’Addario era così ingenua ed inesperta da aver addirittura registrato l’incontro con il premier per mezzo di microfoni e registratori nascosti. Roba da spie del Kgb. E Ruby? La ragazza che la pm rossa Boccassini vuole far passare per un’incauta e virginea fanciulla nelle grinfie dello stupratore Berlusconi? Non solo sembra una quarantenne molto scaltra, ma soprattutto ha sempre negato di aver avuto rapporti sessuali col premier. E se anche li avesse avuti, dov’è il reato, che la sinistra sta cercando di usare come grimaldello per scalzare l’odiato Berlusconi dalla poltrona di Presidente del Consiglio, chiedendone, con un’inaudita e spropositata veemenza, le immediate dimissioni? Un suggerimento per i signori della sinistra che non hanno ancora trovato il bandolo della matassa nonostante Bersani proclami ai quattro venti di aver finalmente trovato il programma (salvo però guardarsi bene dal dire quale sia): siano meno ipocriti e abbiano più rispetto per l’intelligenza degli italiani.
Francesco Bardelli

domenica 9 gennaio 2011

Dal PdL, a Monsummano Terme, solo proposte concrete

La demagogia e la presupponenza non servono alla Città
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L’abbandono del PdL della seduta consiliare, al momento del voto sul bilancio di previsione 2011, ha un significato ben preciso, che va al di la delle facili e purtroppo non veritiere affermazioni, vizio reiterato della sinistra, che è stato anche spiegato in occasione dell’approvazione del bilancio di previsione 2010, e che il Sindaco e la sua Giunta fanno finta di non capire.
Si è cercato di far comprendere, invano, anche in questa occasione, che l’approvazione dei punti fondamentali per la vita della Città, quale può essere il Bilancio di previsione, non può passare attraverso un semplice si o no, ma richiede, affinché l’opposizione dia il suo apporto, che sia il frutto di un lavoro, che, anche se non condiviso nella sua totalità, faccia diventare rilevante un accordo di massima sulle linee di impostazione programmatica del testo da votare.
Per il bilancio di previsione, il PdL chiede che si stabiliscano a priori le regole del gioco, e propone che si seguano per la redazione e per l’approvazione dello stesso dei semplici passi concertati, in un clima di massima collaborazione. Innanzitutto che  si faccino delle previsioni che siano quanto più rispondenti alla realtà. Si esaminino tutte le entrate possibili, anche con i riscontri sui risultati dell’anno precedente e con i tagli eventualmente imposti dalle legge, si scorporino tutte le spese obbligatorie, quali stipendi, spese di gestione, interessi, ammortamenti mutui, etc., e sulla cifra residua si apra il confronto per decidere sul cosa fare, come farlo, sulle priorità, sui tagli. Fino a quando il bilancio di previsione è fatto in base a scelte politiche della sola maggioranza, dal PdL non ci sarà nessuna forma di collaborazione.
L’Amministrazione ha la brutta abitudine di presentare i pacchetti deliberativi a scatola sigillata ed intoccabile, e l’opposizione per essere collaborativa si deve limitare ad approvare quanto viene proposto. Qualsiasi proposta di modifica, a prescindere dall’essere o meno migliorativa, non viene nemmeno presa in considerazione. Ogni proposta dell’opposizione trova davanti un muro invalicabile, ed a volte viene anche pesantemente dileggiata; mentre ogni proposta della sinistra dovrebbe trovare l’opposizione accondiscendente e rispettosa.
Cosa che avviene anche nelle Commissioni permanenti, dove regolarmente vengono presentati pacchetti a scatola chiusa, non si accettano suggerimenti, e le votazioni sono solo una formalità. L’Amministrazione, infatti, ha la maggioranza in tutte le Commissioni e siccome tutto quello che è stato portato in Commissione è già stato approvato dalla maggioranza, la votazione in Commissione ha sempre un risultato scontato in partenza. Continuando con queste modalità, il PdL farà la proposta di abolire le inutili Commissioni permanenti, anche per risparmiare i gettoni di presenza e gli straordinari degli impiegati e dei funzionari che devono partecipare alle relative riunioni.
Una cultura che non si riesce a comprendere! Ed a proposito di cultura. Spesso con la spocchia che contraddistingue la sinistra si accusa l’opposizione di volere tagliare i fondi alla cultura e quindi di essere in sostanza, il PdL, un partito rozzo ed insensibile che rema contro la cultura. E’ bene precisare ancora una volta che il PdL non è contro la cultura in generale, il PdL è contro la cultura di questa sinistra, è contro il tipo di cultura che cerca di confondere la cultura vera e libera con la cultura comunista della stampa e propaganda di partito.
Accusare sempre il Governo e Berlusconi di tutti i mali del nostro Paese e di tutti quelli che si riflettono sulle casse dei Comuni è solo un comportamento politico irresponsabile che mira solo, attraverso la retorica e le promesse, ad accaparrarsi il favore del proprio elettorato.
L’amministrazione è come il demagogo che fa leva sui sentimenti irrazionali e sui bisogni sociali latenti, alimentando la paura ed anche l’odio nei confronti degli avversari politici e delle minoranze, rappresentate in Consiglio comunale da due gruppi distinti. Il PdL, che con quattro Consiglieri comunali porta avanti la propria linea politica, frutto di scelte che democraticamente vengono discusse all’interno del Coordinamento politico locale del partito, senza perdere di vista gli obiettivi della propria linea politica a livello provinciale, regionale e nazionale; e la Lista civica “Noi per la gente” che con quattro Consiglieri comunali porta avanti una propria linea, che se pur orientata verso la politica del centrodestra, ha una propria autonomia che la porta a fare le sue scelte che spesso coincidono con quelle del PdL ma che in altre occasioni divergono.
La dialettica interna di un partito veramente libero di scegliere e di pensare non è facile che sia giustamente compresa da chi la parola democrazia l’ha sempre usata solo per riempirsi la bocca.
Se il Sindaco e l’Amministrazione coglieranno il senso delle proposte dell’opposizione, il PdL è disponibile ad aprire il tavolo del confronto e della collaborazione, che deve necessariamente passare da una immediata riforma del Regolamento Funzionamento degli Organi Comunali; se viceversa vorranno mantenere il comportamento di sufficienza e di arroganza fino ad ora tenuto non cerchino la loro legittimazione nella richiesta di un improbabile confronto con l’opposizione.
Facciano da soli e si rendano responsabili, davanti alla cittadinanza, del loro operato. Alle prossime elezioni il popolo giudicherà!

Michele Moceri
Consigliere Comunale
Coordinatore Comunale PdL

giovedì 6 gennaio 2011

Il Cavaliere: «Gli italiani non si riconoscono in questa sinistra»

Berlusconi: «I comunisti ci sono ancora e vogliono farmi fuori usando i Pm. Il Premier commenta foto D'Alema: «Non è un cachemire che può cambiare il cervello e il cuore della gente»
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«I comunisti ci sono, esistono eccome» ha detto il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con «Kalispera», la trasmissione condotta dal direttore di Chi (testata del gruppo Mondadori controllata dalla famiglia Berlusconi) Alfonso Signorini. I comunisti non sono cambiati e «utilizzano i magistrati a loro vicini, perché mi considerano un ostacolo da eliminare, per arrivare al potere» ha aggiunto il Premier.
LA FOTO - Signorini ha mostrato al Premier una fotografia dell'ex Premier e attuale Presidente del Copasir Massimo D'Alema (Pd) in vacanza con la moglie a St. Moritz e commentando la fotografia, ha chiesto a Berlusconi se, secondo lui, i comunisti esistono ancora visto che politici ex Pci come Massimo D'Alema fanno le vacanze in località come St. Moritz, vestono con il cachemire e vanno in barca a vela. Berlusconi ha risposto: «Non è un cachemire che può cambiare il cervello e il cuore della gente. I nostri post-comunisti fanno finta di avere abitato su Marte e dicono anche di non essere mai stati comunisti, ma non hanno mai fatto i conti con il loro passato e con gli orrori di una ideologia spaventosa. Ricordiamo sempre che è stata l'ideologia più disumana e criminale della storia dell'uomo che ha prodotto solo miseria e disperazione e più di 100 milioni di morti».
GLI ITALIANI E LA SINISTRA - A giudizio del Premier i comunisti lo considerano «un ostacolo da eliminare assolutamente per arrivare al potere. Purtroppo - aggiunge Berlusconi - temo che non cambieranno mai». Alla battuta di Signorini che sottolinea come il Premier non cederà mai il potere ai comunisti, Berlusconi replica con un «non sono io a darglielo, sono gli italiani che, per fortuna non si riconoscono in questa sinistra».
MAI AVUTO UNA DONNA DI SINISTRA - Replicando a una domanda del presentatore, che gli chiedeva se avesse mai avuto una tresca con una donna di sinistra, il Premier ha risposto prontamente: «Mai, posso giurarlo». E quando Signorini gli ha fatto notare che la sua ex moglie, Veronica Lario, è diventata una icona della sinistra, Berlusconi ha svicolato abilmente con un «mi astengo».
IL PD CHE FANTASTICO REPERTORIO - «Che fantastico repertorio quello di Silvio - commenta una nota del Pd -. Ci ha offerto un irresistibile refrain di vecchi cavalli di battaglia spompati. Peccato che il Presidente del Consiglio non trovi mai la maniera di parlare dei problemi reali degli italiani, che sono tanti, a cominciare dalla disoccupazione a proseguire con le tariffe dei servizi, che aumentano senza sosta». Nella nota, firmata da Antonio Misiani della segreteria del Pd, si definisce l'intervento di Berlusconi alla trasmissione Kalispera «un magnifico sketch, in cui però mancava il classico dei classici: i comunisti mangiano i bambini».
(www.corriere.it)