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INTERVENTO DELL'AVV. MCHELE MOCERI IN CONSIGLIO COMUNALE
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domenica 30 gennaio 2011

Senza Berlusconi? Si può vivere, ma non proviamoci

Oggi inizia la collaborazione di Giuliano Ferrara con "Il Giornale". Il primo editoriale: "Siamo tutti un po' in mutande, ma il Cav ha ancora una risorsa che gli altri non hanno: il consenso dei cittadini".
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La destra può fare a meno di Berlusconi. Per quanto amico della nipote, il Cav non è Mubarak. Mi spiego. I nemici più accaniti del Cav godono, e si capisce perché, nel diffondere l’idea che dopo di lui sarà il diluvio, tutto si sfascerà, di questi anni non resterà pietra su pietra. È vero, come dice Luciano Violante, che mentre Craxi era figlio del sistema dei partiti firmatario della Costituzione del 1948, Berlusconi è il padre del sistema maggioritario nato nel 1994, del suo concreto modo di funzionare, della nuova Costituzione materiale in base alla quale oggi in Italia gli elettori scelgono il governo e chi lo guida, e hanno un rapporto diretto di mandato con i loro capi.
Però questo non vuol dire che il giocoliere galante di Arcore sia un caudillo sudamericano nelle mani di una plebe adorante e vociante, uno incapace di formare una classe dirigente se non di plastica. Le rancorose oligarchie di un certo giro mondano puntano su questa rappresentazione della realtà perché, se Berlusconi fosse soltanto un simbolo irrazionale, un idolo, invece che un uomo di Stato un po’ particolare, abbatterlo alla fine sarebbe più facile, specie con l’aiuto delle Procure militanti e dei media d’assalto. Una volta eliminato il simbolo, il nuovo potere ingrasserebbe nella desertificazione della destra italiana. Parlo di una destra riformatrice, antifiscale, antistatalista, popolare e liberale, ché la destra immobilista e illiberale è ben radicata nella foresta pietrificata della sinistra.
Tolto Berlusconi, in un modo o nell’altro, Letta, Tremonti, Alfano, la Gelmini, Maroni, e molti altri potrebbero benissimo formare una squadra, guidare un governo, formulare un programma, tenere insieme una coalizione politica, rappresentare il Paese. Non mancano esperienze collaudate, talenti, rigore e intelligenza, insieme a tanti e vistosi difetti, nell’armata civile messa insieme dall’imprenditore fattosi politico. Perfino la canzoncina pidiellina in stile nordcoreano, se non sbaglio, recita «meno male che Silvio c’è» e non «se Silvio non ci fosse tutti a casa».
Perché dico queste cose? Perché penso che Berlusconi è agli sgoccioli o perché auspico che si ritiri a vita privata? No. Siamo tutti un po’ in mutande, ma il presidente del Consiglio ha ancora risorse politiche, la principale delle quali è quella che scarseggia tra i suoi numerosi e agguerriti nemici: il consenso dei cittadini. Bisogna riconoscere, certo, che ci sono stati momenti più spensierati di questo. E allora? Deve imbarcarsi per Antigua? No, proprio no. Credo, al contrario, che debba impegnarsi fino in fondo anche in questa complicata battaglia, mostrando anche al suo popolo di sapere che una leadership carismatica non è un totem intorno a cui danzano orde selvagge. La brutale esposizione della vita privata del Cav da parte di un circo di guardoni travestiti da moralisti ha ferito lui e chiunque lo sostiene senza fanatismi devozionali. Ma alla fine quello è e resta un circo di guardoni, e il tipaccio che ha rivoluzionato venti o trent’anni della nostra storia democratica invece è, e deve dimostrare di essere, non il padrone solitario di una tifoseria ma l’espressione di un’altra Italia, di un’altra idea di società e di politica incarnata in una band of brothers senza complessi di inferiorità («We few, we happy few, we band of brothers», dall’Enrico V di William Shakespeare).
Berlusconi non ha bisogno della vita pubblica, d’altra parte. Non finirà mai in galera, quale che sia la sua posizione in futuro, se queste sono le risibili accuse che lo riguardano. I capi di imputazione rimbombano e sembrano materia esplosiva perché l’indagato o imputato è il conquistatore del Paese, l’ingombro da rimuovere per i sepolcri imbiancati dell’establishment, il sorridente e surreale decano del G20 con abitudini da produttore di Hollywood. Ma se fosse il cittadino Berlusconi, di quelle accuse riderebbe chiunque. Quel mattocchio liberale che i piacioni amano odiare la sua parabola l’ha già compiuta, e nei prossimi cinquant’anni leggende e libri di storia parleranno variamente di lui, non delle figure tremule che lo contrastano istericamente. Berlusconi deve resistere per impedire la vittoria del partito della patrimoniale e della restaurazione, che è insidiosamente trasversale; e anche per eleganza (non si può darla vinta ai guardoni, non è decente), ma non per rabbia, non per tigna, non per ritorsione. È la politica che sembrerebbe ancora aver bisogno di lui, non lui della politica.
P.S. Scalfari sull’Espresso civetta un po’ con me e poi mi dice che devo provare vergogna. Mi sono sforzato ma non ci riesco, mi spiace. Se però lui o il suo Peppe D’Avanzo volessero farsi una bella chiacchierata in televisione con me, evitando naturalmente postriboli televisivi e fumerie d’oppio, sono disponibile. Vediamo chi arrossisce e, se mi è permessa una innocente guasconata, glielo do io il bunga bunga.
(Giuliano Ferrara - Il Giornale)

giovedì 20 gennaio 2011

Le riflessioni sul "caso Ruby" di Francesco Bardelli

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Siamo alle solite. La sinistra, non avendo più argomenti per battere Berlusconi, si affida ai magistrati amici, ed i magistrati rossi, non avendo più argomenti neanche loro, si affidano a Ruby. Ma si può, dico io, essere caduti così in basso? I signori della sinistra non hanno ancora capito che più rovistano nel torbido della vita privata del premier (che non è un santo), più gli italiani danno ragione e sostengono quest’ultimo. Non hanno che ergersi a paladini della moralità e dei buoni costumi è un’arma impropria e controproducente perché gli italiani, che non sono né stupidi, né bacchettoni, simpatizzano più per una persona che cerca di divertirsi un po’ nella sua vita privata, piuttosto che per i novelli giudici della Santa Inquisizione, che pontificano su tutto senza averne alcun titolo. Ma quali sono gli argomenti politici, i programmi di governo, le proposte alternative che porta avanti la sinistra a parte Ruby, Noemi, D’Addario, i gay-pride e Vendola? Forse che loro sono così “santi” da non avere mai avuto a che fare con chi esercita il mestiere più antico del mondo? Vorrei a questo proposito ricordare le vicende di Marrazzo e Sircana, che preferiscono i trans alle belle ragazze. E’ forse un delitto cercare la compagnia di compiacenti e disponibili ragazze, che certamente delle sprovvedute non sono? Ricordo che la signora D’Addario era così ingenua ed inesperta da aver addirittura registrato l’incontro con il premier per mezzo di microfoni e registratori nascosti. Roba da spie del Kgb. E Ruby? La ragazza che la pm rossa Boccassini vuole far passare per un’incauta e virginea fanciulla nelle grinfie dello stupratore Berlusconi? Non solo sembra una quarantenne molto scaltra, ma soprattutto ha sempre negato di aver avuto rapporti sessuali col premier. E se anche li avesse avuti, dov’è il reato, che la sinistra sta cercando di usare come grimaldello per scalzare l’odiato Berlusconi dalla poltrona di Presidente del Consiglio, chiedendone, con un’inaudita e spropositata veemenza, le immediate dimissioni? Un suggerimento per i signori della sinistra che non hanno ancora trovato il bandolo della matassa nonostante Bersani proclami ai quattro venti di aver finalmente trovato il programma (salvo però guardarsi bene dal dire quale sia): siano meno ipocriti e abbiano più rispetto per l’intelligenza degli italiani.
Francesco Bardelli

domenica 9 gennaio 2011

Dal PdL, a Monsummano Terme, solo proposte concrete

La demagogia e la presupponenza non servono alla Città
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L’abbandono del PdL della seduta consiliare, al momento del voto sul bilancio di previsione 2011, ha un significato ben preciso, che va al di la delle facili e purtroppo non veritiere affermazioni, vizio reiterato della sinistra, che è stato anche spiegato in occasione dell’approvazione del bilancio di previsione 2010, e che il Sindaco e la sua Giunta fanno finta di non capire.
Si è cercato di far comprendere, invano, anche in questa occasione, che l’approvazione dei punti fondamentali per la vita della Città, quale può essere il Bilancio di previsione, non può passare attraverso un semplice si o no, ma richiede, affinché l’opposizione dia il suo apporto, che sia il frutto di un lavoro, che, anche se non condiviso nella sua totalità, faccia diventare rilevante un accordo di massima sulle linee di impostazione programmatica del testo da votare.
Per il bilancio di previsione, il PdL chiede che si stabiliscano a priori le regole del gioco, e propone che si seguano per la redazione e per l’approvazione dello stesso dei semplici passi concertati, in un clima di massima collaborazione. Innanzitutto che  si faccino delle previsioni che siano quanto più rispondenti alla realtà. Si esaminino tutte le entrate possibili, anche con i riscontri sui risultati dell’anno precedente e con i tagli eventualmente imposti dalle legge, si scorporino tutte le spese obbligatorie, quali stipendi, spese di gestione, interessi, ammortamenti mutui, etc., e sulla cifra residua si apra il confronto per decidere sul cosa fare, come farlo, sulle priorità, sui tagli. Fino a quando il bilancio di previsione è fatto in base a scelte politiche della sola maggioranza, dal PdL non ci sarà nessuna forma di collaborazione.
L’Amministrazione ha la brutta abitudine di presentare i pacchetti deliberativi a scatola sigillata ed intoccabile, e l’opposizione per essere collaborativa si deve limitare ad approvare quanto viene proposto. Qualsiasi proposta di modifica, a prescindere dall’essere o meno migliorativa, non viene nemmeno presa in considerazione. Ogni proposta dell’opposizione trova davanti un muro invalicabile, ed a volte viene anche pesantemente dileggiata; mentre ogni proposta della sinistra dovrebbe trovare l’opposizione accondiscendente e rispettosa.
Cosa che avviene anche nelle Commissioni permanenti, dove regolarmente vengono presentati pacchetti a scatola chiusa, non si accettano suggerimenti, e le votazioni sono solo una formalità. L’Amministrazione, infatti, ha la maggioranza in tutte le Commissioni e siccome tutto quello che è stato portato in Commissione è già stato approvato dalla maggioranza, la votazione in Commissione ha sempre un risultato scontato in partenza. Continuando con queste modalità, il PdL farà la proposta di abolire le inutili Commissioni permanenti, anche per risparmiare i gettoni di presenza e gli straordinari degli impiegati e dei funzionari che devono partecipare alle relative riunioni.
Una cultura che non si riesce a comprendere! Ed a proposito di cultura. Spesso con la spocchia che contraddistingue la sinistra si accusa l’opposizione di volere tagliare i fondi alla cultura e quindi di essere in sostanza, il PdL, un partito rozzo ed insensibile che rema contro la cultura. E’ bene precisare ancora una volta che il PdL non è contro la cultura in generale, il PdL è contro la cultura di questa sinistra, è contro il tipo di cultura che cerca di confondere la cultura vera e libera con la cultura comunista della stampa e propaganda di partito.
Accusare sempre il Governo e Berlusconi di tutti i mali del nostro Paese e di tutti quelli che si riflettono sulle casse dei Comuni è solo un comportamento politico irresponsabile che mira solo, attraverso la retorica e le promesse, ad accaparrarsi il favore del proprio elettorato.
L’amministrazione è come il demagogo che fa leva sui sentimenti irrazionali e sui bisogni sociali latenti, alimentando la paura ed anche l’odio nei confronti degli avversari politici e delle minoranze, rappresentate in Consiglio comunale da due gruppi distinti. Il PdL, che con quattro Consiglieri comunali porta avanti la propria linea politica, frutto di scelte che democraticamente vengono discusse all’interno del Coordinamento politico locale del partito, senza perdere di vista gli obiettivi della propria linea politica a livello provinciale, regionale e nazionale; e la Lista civica “Noi per la gente” che con quattro Consiglieri comunali porta avanti una propria linea, che se pur orientata verso la politica del centrodestra, ha una propria autonomia che la porta a fare le sue scelte che spesso coincidono con quelle del PdL ma che in altre occasioni divergono.
La dialettica interna di un partito veramente libero di scegliere e di pensare non è facile che sia giustamente compresa da chi la parola democrazia l’ha sempre usata solo per riempirsi la bocca.
Se il Sindaco e l’Amministrazione coglieranno il senso delle proposte dell’opposizione, il PdL è disponibile ad aprire il tavolo del confronto e della collaborazione, che deve necessariamente passare da una immediata riforma del Regolamento Funzionamento degli Organi Comunali; se viceversa vorranno mantenere il comportamento di sufficienza e di arroganza fino ad ora tenuto non cerchino la loro legittimazione nella richiesta di un improbabile confronto con l’opposizione.
Facciano da soli e si rendano responsabili, davanti alla cittadinanza, del loro operato. Alle prossime elezioni il popolo giudicherà!

Michele Moceri
Consigliere Comunale
Coordinatore Comunale PdL

giovedì 6 gennaio 2011

Il Cavaliere: «Gli italiani non si riconoscono in questa sinistra»

Berlusconi: «I comunisti ci sono ancora e vogliono farmi fuori usando i Pm. Il Premier commenta foto D'Alema: «Non è un cachemire che può cambiare il cervello e il cuore della gente»
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«I comunisti ci sono, esistono eccome» ha detto il Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in collegamento telefonico con «Kalispera», la trasmissione condotta dal direttore di Chi (testata del gruppo Mondadori controllata dalla famiglia Berlusconi) Alfonso Signorini. I comunisti non sono cambiati e «utilizzano i magistrati a loro vicini, perché mi considerano un ostacolo da eliminare, per arrivare al potere» ha aggiunto il Premier.
LA FOTO - Signorini ha mostrato al Premier una fotografia dell'ex Premier e attuale Presidente del Copasir Massimo D'Alema (Pd) in vacanza con la moglie a St. Moritz e commentando la fotografia, ha chiesto a Berlusconi se, secondo lui, i comunisti esistono ancora visto che politici ex Pci come Massimo D'Alema fanno le vacanze in località come St. Moritz, vestono con il cachemire e vanno in barca a vela. Berlusconi ha risposto: «Non è un cachemire che può cambiare il cervello e il cuore della gente. I nostri post-comunisti fanno finta di avere abitato su Marte e dicono anche di non essere mai stati comunisti, ma non hanno mai fatto i conti con il loro passato e con gli orrori di una ideologia spaventosa. Ricordiamo sempre che è stata l'ideologia più disumana e criminale della storia dell'uomo che ha prodotto solo miseria e disperazione e più di 100 milioni di morti».
GLI ITALIANI E LA SINISTRA - A giudizio del Premier i comunisti lo considerano «un ostacolo da eliminare assolutamente per arrivare al potere. Purtroppo - aggiunge Berlusconi - temo che non cambieranno mai». Alla battuta di Signorini che sottolinea come il Premier non cederà mai il potere ai comunisti, Berlusconi replica con un «non sono io a darglielo, sono gli italiani che, per fortuna non si riconoscono in questa sinistra».
MAI AVUTO UNA DONNA DI SINISTRA - Replicando a una domanda del presentatore, che gli chiedeva se avesse mai avuto una tresca con una donna di sinistra, il Premier ha risposto prontamente: «Mai, posso giurarlo». E quando Signorini gli ha fatto notare che la sua ex moglie, Veronica Lario, è diventata una icona della sinistra, Berlusconi ha svicolato abilmente con un «mi astengo».
IL PD CHE FANTASTICO REPERTORIO - «Che fantastico repertorio quello di Silvio - commenta una nota del Pd -. Ci ha offerto un irresistibile refrain di vecchi cavalli di battaglia spompati. Peccato che il Presidente del Consiglio non trovi mai la maniera di parlare dei problemi reali degli italiani, che sono tanti, a cominciare dalla disoccupazione a proseguire con le tariffe dei servizi, che aumentano senza sosta». Nella nota, firmata da Antonio Misiani della segreteria del Pd, si definisce l'intervento di Berlusconi alla trasmissione Kalispera «un magnifico sketch, in cui però mancava il classico dei classici: i comunisti mangiano i bambini».
(www.corriere.it)