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Un rapido elenco, limitato solo agli ultimi giorni.
1. La storia della villa di Antigua: una compravendita regolarmente denunciata dietro alla quale non si celava nessun mistero. Quello di certi giornali è stato un bluff in piena regola.
2. La teoria che affiorerebbe dalla procura di Palermo secondo la quale, essendosi il “teste principe” Massimo Ciancimino rivelatosi inattendibile e mafioso, sono però attendibili le “rivelazioni” sui rapporti tra Silvio Berlusconi e la mafia che da mesi questo signore sta cercando di vendere ai pm e ad Anno Zero. Per inciso: il pm Antonio Ingroia è lo stesso che ha deciso dopo 60 anni di far riesumare il cadavere di Salvatore Giuliano su istanza di “alcuni studiosi”. Ha trovato uno scheletro. Domanda: chi paga? Ma la giustizia non è a corto di fondi, tempo e personale?
3. La vicenda Ruby che occupa le prime pagine. Gianfranco Fini è imbarazzato perché se ne parla all’estero: certo, se la fuffa sta su tutte le prime pagine italiane ed occupa l’intero dibattito politico, non c’è molto da meravigliarsi.
4. Qualcuno ricorda il Noemigate? Bé, un anno fa doveva far sfacellare il governo. Finirà allo stesso modo. Il governo è sempre lì; Berlusconi più lì che mai.
5. Ancora. Dieci giorni fa eravamo in piena emergenza spazzatura. “Il governo ha fallito, ha nascosto i rifiuti sotto la polvere, quella di Napoli era tutta propaganda”. E’ bastato l’intervento del premier per risolvere anche questa seconda emergenza. La quale, per i molti che ignorano la legge, visto che i rifiuti sono di competenza comunale, non dipendeva comunque dall’Esecutivo.
6. Al convegno confindustriale di Capri, Emma Marcegaglia ha affermato che siamo in piena paralisi. Bontà sua, ha anche aggiunto che il Paese non vuole le elezioni anticipate. Un anno fa, quando questo governo ha salvato il Paese dalla crisi economica, con tutte le sue aziende e il sistema bancario, la Confindustria non parlava così. Chiedeva “soldi veri”. Ed un giorno disse: “Abbiamo visto soldi veri”. Né parlava così quando ministri di questo governo si esponevano a favore della contrattazione aziendale e degli sgravi fiscali sugli straordinari chiesti dagli imprenditori. La gratitudine non è spesso di questo mondo, e comunque non è dovuta. La memoria e il buon senso, però, sì. Tanto che imprenditori di spicco come Guidalberto Guidi si sono affrettati a precisare che “Emma ha parlato a titolo personale”. Dal palco di un convegno?
Fermiamoci qui, per ora: tanto non mancheranno altre occasioni. Ma se ci fate caso c’è un denominatore comune, il filo rosso, che lega tutte queste vicende e relative reazioni. La richiesta a Berlusconi di “fare un passo indietro”. Come dire: di togliere il disturbo. Non sarebbe più logico, più comprensibile e più consono alle regole democratiche sfidare il premier in libere elezioni?
No, questo non lo vogliono. E’ evidente: temono di perdere. Il Pd non è ancora pronto, i centristi non ancora organizzati, il Fli non sufficientemente noto. Insomma, tutti loro non hanno né la forza elettorale né la capacità politica di affrontare Berlusconi in campo aperto. Vorrebbero però che facesse il piacere di andarsene.
Perché, poi? Perché ha fallito sulla crisi economica? I dati dicono tutti il contrario. Perché – tanto per prendere in prestito uno dei commenti – l’Italia perde credibilità sul piano internazionale? Berlusconi è appena reduce da un importantissimo vertice di Bruxelles nel quale l’Italia ha ottenuto esattamente ciò a cui mirava. E lì gli interlocutori si chiamano Merkel, Sarkozy e Cameron, che non fanno certo sconti a nessuno.
Il Pdl ed il governo sono sotto nei consensi? Tutti i sondaggi, anche i più malevoli, affermano il contrario: il Popolo della Libertà resta il primo partito, il centrodestra – anche senza Fli – mantiene una solida maggioranza.
Manca un programma di riforme? I cinque punti – federalismo, giustizia, Sud, sicurezza e fisco, - sono appena stati spiegati in Parlamento, il primo di essi è già legge, sul fisco si è appena inaugurato il cantiere al quale seguono ora i tavoli operativi (per inciso: c’era anche la Confindustria). Quel piano di riforme è tra l’altro quello dal quale, secondo l’editoriale di Mario Monti sul Corriere della Sera di ieri, il Paese deve ripartire.
Ricapitoliamo. Ci sono un governo, una maggioranza, un programma. Dall’altra parte non c’è né un programma, né un candidato premier né tantomeno una minima possibilità di arrivare al governo con le proprie forze.
E dunque? Eccola qui la spiegazione di tutto. Gira e rigira, si torna sempre lì: al “governo tecnico”. Al governo dei perdenti. Al governo non votato. Al governo di minoranza, come in piena prima repubblica. Un governicchio, questo è ciò che vorrebbero sinistra e dintorni al posto di Berlusconi. “Per fare la nuova legge elettorale” (sai che successo). No, “per tirare l’Italia fuori dall’emergenza morale”. Anzi, “per rilanciare le riforme”.
Come dire: il potere servito a domicilio, come si ordina una pizza, senza elezioni, con qualche manovretta o manovrona di Palazzo. Ma perfino nella enormità, o nella stramberia, di questa “soluzione”, abbiamo il lato comico: l’incessante e patetico invito reciproco a “staccare la spina”. Nessuno ha infatti il coraggio di farlo.
Con questi metodi, con questi strateghi, con questi autentici cuor di leone, l’opposizione non andrà da nessuna parte. Del resto sono anni, anzi decenni che ci provano: buttare giù Berlusconi. Anzi: che qualcuno butti Berlusconi giù per conto loro. Meglio se con le spicce. Un attacco alla settimana, uno scandalo al giorno, due casi al dì. Berlusconi, però, è sempre lì. E ci resta.
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