Comunicazioni di Servizio

COMUNICAZIONI di SERVIZIO:

Ricerca su Wikipedia:

In Evidenza:

INTERVENTO DELL'AVV. MCHELE MOCERI IN CONSIGLIO COMUNALE
(di: ............................)
****************************

domenica 28 novembre 2010

Università, Una protesta assurda solo per politicanti

*************************
Trovate grottesche. Mercoledì, tutti hanno visto l’immagine di Pierluigi Bersani, segretario del Partito democratico, che, sigaro in bocca, s’inerpica sul tetto della facoltà di Architettura (mitica facoltà rossa degli anni ’70). Lo stesso ha fatto Antonio di Pietro. Che hanno battuto Nichi Vendola, il quale solo il giorno dopo, in compagnia del cantautore Antonello Venditti, è salito sul mitico tetto. È evidente il tentativo dell’opposizione di sinistra di aggrapparsi a qualsiasi argomento pur di screditare il Governo, e ovviamente senza uno straccio di proposta alternativa.
Lo scontro è tra innovazione, meglio tardi che mai, e conservazione, sempre in agguato. Perché la riforma del ministro Gelmini dice basta con i rettori a vita, con i professori stabilizzati che, conquistata la cattedra, fanno assai poco per progredire sul piano dello studio e della ricerca, e dice basta ai ricercatori a vita che non dimostrano di sapere fare passi avanti in campo scientifico. È vero che la riforma è contro i baroni ed è comprensibile che tutti i mediocri, più qualche elemento alla ricerca di pubblicità, si alleino per boicottarla, arrivando a strumentalizzare le prime vittime di questo sistema anchilosato: gli studenti. Gioco facile perché questi sono più pronti a scioperare e manifestare che a studiare.
Ma l’Università è la punta emersa della piramide del sistema formativo e d’istruzione italiana, che parte dalle scuole elementari e risale per le medie inferiori e superiori fino ad arrivare agli atenei. La Gelmini ha investito tutto il sistema, e ha fatto bene. Era tempo che si mettesse mano a un comparto che era diventato uno stipendificio (per il corpo docente e non docente) e un diplomificio (per il corpo discente); sullo sfondo sette-otto milioni di famiglie che hanno i figli nelle scuole di ogni ordine e grado e vedono solo il dopo-scuola, cioè il lavoro che assicura un reddito. A queste vanno bene i professori che ci sono e come sono, purché promuovano. Anche se, nei confronti internazionali, i nostri studenti – fatte le debite eccezioni individuali – non conquistano i primi posti.
È certamente necessario spiegare a fondo questa riforma che va a vantaggio degli studenti, della ricerca scientifica, delle famiglie e delle imprese. Altrimenti tutti i “nemici”, interessati a difendere i propri limitati spazi di parcheggio privilegiati, riescono a mobilitare gli ingenui – gli studenti e parte dei loro familiari – con l’irresponsabile complicità dell’opposizione che è capace anche di votare contro quello che aveva proposto ed era stato accettato nel testo della riforma pur di creare difficoltà al Governo.
Ieri La Repubblica titolava a tutta pagina “La rivolta delle Università”. E oggi, facendo il resoconto delle imprese di quel mix di studenti e centri operai, è certa: “Gli studenti fermano la riforma”. In realtà, se la Gelmini fosse costretta a ritirare la riforma perché stravolta nei suoi punti essenziali, gli “studenti” sarebbero riusciti a fermare il Paese.
Ma come stanno invece le cose (quasi tutte) è detto in una breve e sacrificata intervista su la Repubblica di ieri. Parla Enrico Decleva, presidente del Crui – Conferenza dei rettori delle università italiane: “Mi auguro che la riforma Gelmini arrivi presto in porto” dice subito, in apertura. E aggiunge: “Non è vero che (le Università) sono in rivolta”. Quanto ai tanto sbandierati “tagli”, Decleva dice chiaro e tondo che “con la manovra di stabilità e gli 800 milioni di euro aggiuntivi, i bilanci si chiudono anche perché coi pensionamenti risparmieremo 350 milioni nel 2011 e il taglio che sarebbe stato di 276 milioni è recuperato”.
Sulla questione se la protesta difende i baroni, Decleva slitta un po’, ma non nega: “Non so se difende i baroni, ma davanti ai cambiamenti ci sono resistenze: in questo caso c’è un freno conservatore anche se viene da sinistra”. In conclusione, alla domanda se l’Università abbia bisogno di questa riforma, la risposta è netta: “Sì. Risolve il nodo del reclutamento con meccanismi di abilitazione scientifica a livello nazionale e la chiamata locale, dà un peso alla valutazione e rimette in moto l’autonomia spingendo gli atenei a rivedere struttura di governo e organizzazione scientifica”.
Buoni argomenti per la Gelmini che deve andare avanti. Come pure il Governo. E il Parlamento che deve (o dovrebbe) apprezzare le leggi che aiutano il Paese.

Nessun commento: